Barbara Bubbi
Lo splendore della Nebulosa Tarantola

Per celebrare il 22° anniversario in orbita, il telescopio Hubble ha rilasciato una splendida immagine della regione di formazione stellare 30 Doradus, nota anche come Nebulosa Tarantola, per i suoi filamenti simili alle zampe di un ragno. Si tratta di una immagine composita da osservazioni di tre grandi telescopi della NASA: Chandra, Hubble e Spitzer. Continua a leggere
La galassia più debole osservata nell’Universo primordiale

Un team internazionale di scienziati, dell’University of California, Los Angeles, ha rilevato e confermato la galassia più debole mai osservata nell’Universo primordiale, dietro ad un ammasso di galassie conosciuto come MACS2129.4-0741, cosa che potrebbe aiutare a spiegare come si sia conclusa l’ “età oscura” del cosmo, il periodo di buio seguito al Big Bang. Continua a leggere
Una galassia dall’aspetto spettrale

Tightly wound, almost concentric, arms of dark dust encircle the bright nucleus of the otherwise nondescript galaxy, NGC 2787, in this image created by the Hubble Heritage team. Astronomer Marcella Carollo (Swiss Federal Institute of Technology, Zurich) and collaborators used Hubble’s Wide Field Planetary Camera 2 to collect the data in January 1999.
Avvolgenti, quasi concentrici bracci di polvere oscura circondano il nucleo brillante della galassia dall’aria spettrale e indefinita NGC 2787 in questa immagine del telescopio Hubble. Continua a leggere
I ricercatori trovano una possibile soluzione al “paradosso del Sole giovane debole”

Nei primi miliardi di anni della storia della Terra, il pianeta è stato bombardato da asteroidi primordiali, mentre un Sole debole forniva molto meno calore. Un team del Southwest Research Institute ritiene che questo inizio tumultuoso potrebbe avere in ultima analisi favorito la vita sulla Terra, in particolare nel sostenere acqua liquida. Continua a leggere
Marte in passato era più simile alla nostra Terra

Sostanze chimiche presenti nelle rocce marziane rinvenute dal rover Curiosity della NASA suggeriscono che il pianeta rosso una volta avesse più ossigeno nella sua atmosfera di quanto non accada oggi. I ricercatori hanno trovato alti livelli di ossido di manganese, utilizzando gli impulsi laser dello strumento presente sul rover. Continua a leggere
E luce fu nell’universo primordiale

Confermata la scoperta della quinta galassia super luminosa primordiale, risalente all’epoca della reionizzazione, quando la prima generazione di stelle rendeva via via più trasparente l’universo, dando alla luce la possibilità di propagarsi fino a noi. Continua a leggere
Tre stelle per un pianeta extrasolare

Lo strumento SPHERE del Very Large telescope ha rilevato a 320 anni luce dalla Terra un pianeta extrasolare con una massa paragonabile a quella di Giove e che fa parte di un sistema di tre stelle. Continua a leggere
Lampi gamma più comuni di quanto si possa rilevare

I lampi di raggi gamma (Gamma-ray bursts, GRB) sono tra gli eventi più violenti ed energetici nell’Universo. Anche se si tratta delle esplosioni più luminose dell’Universo, un nuovo studio che ha utilizzato l’osservatorio a raggi X Chandra della NASA, il satellite Swift della NASA e altri telescopi suggerisce che gli scienziati potrebbero mancare la maggioranza di queste potenti detonazioni cosmiche. Continua a leggere
Pianeti gioviani non così solitari come si pensava

Dopo aver analizzato quattro anni di osservazioni del telescopio Kepler, uno studio di astronomi dell’University of Toronto ha permesso una comprensione ancora più chiara di una classe di esopianeti chiamata “warm jupiter”, pianeti gioviani caldi non tanto caldi quanto gli hot Jupiter, in quanto orbitano più lontano dalla loro stella, mostrando che molti di essi hanno compagni planetari inaspettati. Continua a leggere
Due antiche supernove trasformarono la Terra?

L’esplosione di due supernove a 300 anni luce dalla Terra avvenuta pochi milioni di anni fa aumentò l’intensità dei raggi cosmici, la pioggia di particelle cariche che investono incessantemente il nostro pianeta. Secondo un nuovo studio, questo aumento avrebbe avuto conseguenze notevoli sia sulla chimica dell’atmosfera e i conseguenti cambiamenti climatici, sia sulle forme di vita, con un aumento del tasso di mutazioni genetiche, che potrebbe aver accelerato l’evoluzione. Continua a leggere