Pianeti gioviani non così solitari come si pensava

warmjupiters

Dopo aver analizzato quattro anni di osservazioni del telescopio Kepler, uno studio di astronomi dell’University of Toronto ha permesso una comprensione ancora più chiara di una classe di esopianeti chiamata “warm jupiter”, pianeti gioviani caldi non tanto caldi quanto gli hot Jupiter, in quanto orbitano più lontano dalla loro stella, mostrando che molti di essi hanno compagni planetari inaspettati.

L’analisi del team, pubblicata su The Astrophysical Journal, fornisce una forte evidenza dell’esistenza di due tipi distinti di questi esopianeti, ciascuno con la propria storia di formazione e dinamica. I due tipi comprendono quelli che hanno dei compagni e, quindi, probabilmente si sono formati dove li troviamo oggi; e quelli con nessun compagno, che probabilmente sono migrati nelle loro posizioni attuali.

Secondo il primo autore dello studio Chelsea Huang, del Dunlap Institute for Astronomy & Astrophysics, Università di Toronto: “I nostri risultati suggeriscono che una gran parte di questi gioviani caldi non possano essere migrati alle loro posizioni attuali in modo dinamico e che bisognerebbe prendere in considerazione più seriamente il fatto che si siano formati nel luogo in cui li troviamo”.

Si tratta di grandi esopianeti di tipo gassoso con dimensioni paragonabili ai giganti del nostro Sistema Solare. Ma a differenza di questi ultimi, orbitano attorno alle loro stelle più o meno alla stessa distanza a cui Mercurio, Venere e la Terra orbitano attorno al Sole: impiegano da 10 a 200 giorni per completare una singola orbita.

A causa della vicinanza alle loro stelle sono più caldi dei giganti gassosi del nostro sistema. La teoria più proabile riteneva che questi esopianeti non si fossero formati dove li troviamo oggi; sono troppo vicini alle loro stelle per aver accumulato grandi atmosfere, come i giganti gassosi. Così, sembrava probabile che si formassero nelle zone più esterne dei loro sistemi planetari e poi migrassero verso l’interno fino ad arrivare alle loro posizioni attuali, e che potessero anche continuare il loro viaggio verso l’interno per diventare hot Jupiter. Durante tale migrazione, la gravità di qualunque di questi giganti gassosi avrebbe disturbato i pianeti vicini o compagni, espellendoli dal sistema.

Ma, invece di trovare warm Jupiter “solitari”, senza compagni, il team ha scoperto che 11 dei 27 obiettivi studiati avevano compagni con dimensioni variabili, da simili alla Terra fino alla dimensione di Nettuno. “E se prendiamo in considerazione analisi future”, dice Huang, “il numero di questi esopianeti dotati di compagni più piccoli potrebbe essere addirittura superiore. Potremmo scoprire che più della metà hanno dei compagni”.

[ Barbara Bubbi ]

http://phys.org/news/2016-07-jupiters-lonely.html

Credit: Detlev Van Ravenswaay/Science Photo Library

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