Cielo del Mese di Marzo 2026

⭐️ CALENDARIO ASTRONOMICO DI MARZO 2026
I fenomeni astronomici di marzo 2026, con la visibilità di stelle, pianeti e costellazioni.
Entriamo nel mese in cui l’inverno cede il passo alla primavera. La nuova stagione inizia venerdì 20 marzo alle 15.44, quando la Terra giunge al primo dei due equinozi. A marzo l’alternanza luce-buio, idealmente perfetta nel giorno dell’equinozio, si estende metaforicamente anche ad altri fenomeni, con corpi celesti che tornano visibili e altri che scompaiono. Venere è uno dei pianeti che ritroviamo al tramonto fra le stelle dei Pesci con visibilità via via più estesa, mentre perdiamo Saturno e Nettuno, che vanno in congiunzione col Sole nell’ultima decade. Lo stesso accade a Mercurio, in congiunzione inferiore il 7, nascosto alla vista per tutto il mese, proprio come Marte, assente ormai da parecchio tempo. Rimangono nel cielo serale Giove, che possiamo osservare per diverse ore come l’astro più brillante, a impreziosire la costellazione dei Gemelli, e Urano che si affaccia sotto le Pleiadi fino alla mezzanotte. A nascondersi, ma solo per una sera, è anche la stella Regolo che domenica 29 viene occultata dalla Luna ormai tondeggiante, un appuntamento suggestivo che inizia attorno alle 20.30 (l’orario esatto dipende dalla latitudine di osservazione), quando l’astro principale del Leone scompare dietro la porzione in ombra del disco lunare e riemerge circa un’ora dopo dalla parte illuminata della Luna. Ma anche il nostro satellite subisce una sorte simile a inizio mese: martedì 3 marzo si verifica infatti un’eclissi totale di Luna, non visibile però dall’Italia (se non in streaming), ma dagli Stati Uniti, Australia e Asia orientale. ☄️ Lunedì 23 infine, passa alla minima distanza dalla Terra una cometa, la C/2025 L1 (ATLAS), che possiamo osservare al telescopio, alta in cielo nella costellazione del Bootes.
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☀️ SOLE
Si trova nella costellazione dell’Aquario e da giovedì 12 in quella dei Pesci che ospita l’equinozio di primavera. La nuova stagione inizia venerdì 20 marzo alle ore 15.44 (v. sezione dedicata). Alle 2.00 di notte di domenica 29 passiamo invece all’ora legale con le lancette dell’orologio che vanno spostate sulle 3.00.
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FASI DELLA LUNA
Piena – martedì 3 h12.38
Ultimo quarto – mercoledì 11 h10.38
Nuova – giovedì 19 h02.23
Primo quarto – mercoledì 25 h20.18
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PRINCIPALI EVENTI ASTRONOMICI DI MARZO
2 13.40 Congiunzione Luna (98%) – Regolo 0,4°N, visibile a ovest prima dell’alba
3 12.33 Eclissi totale di Luna (non visibile dall’Italia)
3 12.38 Luna piena
4 06.03 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
6 19.07 Congiunzione Luna (92%) – Spica 1,9°S, visibile a sud-ovest prima dell’alba
7 06.59 Mercurio in fase nuova
7 12.00 Mercurio in congiunzione inferiore
7 13.02 Congiunzione Venere – Nettuno 0,1°N, visibile con molta difficoltà a ovest dopo il tramonto
7 14.18 Raggruppamento Venere, Saturno e Nettuno visibile a ovest dopo il tramonto
8 23.10 Congiunzione Venere – Saturno 1,0°N, visibile con molta difficoltà a ovest dopo il tramonto
10 13.15 Congiunzione Luna (61%) – Antares 0,7°S, visibile a sud prima dell’alba
10 14.44 Luna all’apogeo (404.384 km)
11 10.38 Luna all’ultimo quarto
16 21.00 Nettuno al minimo splendore (m 7,96)
17 03.36 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
19 02.23 Luna nuova
20 13.37 Congiunzione Luna (4%) – Venere 4,6°N, visibile a ovest dopo il tramonto
20 15.44 Equinozio di Primavera ☀️
22 11.15 Nettuno in congiunzione col Sole
22 12.41 Luna al perigeo (366.856 km)
23 00.04 Cometa C/2025 L1 (ATLAS) al massimo avvicinamento alla Terra (164,79 MKm, 1,10 UA) ☄️
23 01.42 Nettuno alla massima distanza dalla Terra (4.619.439 Mkm)
23 08.40 Congiunzione Luna (27%) – Urano 5,5°N, visibile a ovest dopo il tramonto
23 10.07 Congiunzione Luna (27%) – Pleiadi 1,1°N, visibile a ovest dopo il tramonto
24 23.50 Saturno alla massima distanza dalla Terra (1.569.174 Mkm)
25 09.26 Saturno in congiunzione col Sole
25 20.18 Luna al primo quarto
26 08.16 Marte al perielio (1,38 UA)
26 13.10 Congiunzione Luna (61%) – Giove 3,9°N, visibile a sud dopo il tramonto
27 04.56 Congiunzione Luna (63%) – Polluce 3,1°S, visibile a ovest fino alle 2.00
28 04.02 Congiunzione Luna (74%) – Presepe 1,5°N, visibile a ovest fino alle 3.00
29 02.00 Passaggio all’ora legale
29 21.40 Congiunzione Luna (89%) – Regolo (occultazione), 0,4°N visibile a sud-est
30 06.22 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
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PIANETI
☿ MERCURIO si trova nella costellazione dei Pesci insieme a Saturno e a Nettuno, i due pianeti che in marzo vanno in congiunzione col Sole, una sorte che tocca anche a Mercurio, il quale con la nostra stella va in congiunzione inferiore sabato 7, inaugurando la sua fase nuova. Il piccolo pianeta non è visibile per tutto il mese e di fatto dobbiamo attendere l’inizio di giugno per ritrovarlo al tramonto a una manciata di gradi di altezza sull’orizzonte ovest. Martedì 10 Mercurio si sposta nell’Aquario aggiungendosi a Marte.
♀ VENERE appare al tramonto in direzione ovest e prolunga gradualmente la sua visibilità, che a fine marzo arriva a oltre un’ora. Il pianeta più sfolgorante del Sistema Solare si mostra sotto le sembianze di Vespero, la “stella” della sera, e impreziosisce con la sua luce intensa l’ampia e vaga costellazione dei Pesci, che percorre dal 2 al 30 marzo, giorno in cui varca i confini dell’Ariete. Venere splende con -3,90 magnitudini e ha un diametro angolare di circa 10”. Venerdì 20, primo giorno di primavera, possiamo vederlo tramontare insieme alla Luna che sta uscendo dalla fase nuova e volge al pianeta il suo bordo appena accennato.
♂ MARTE si muove nella costellazione dell’Aquario, ma è sopra l’orizzonte nelle ore diurne e di conseguenza non è visibile. Giovedì 26 raggiunge il perielio, il punto della sua orbita più vicino al Sole situato a 1,38 UA, pari a quasi 207 milioni di chilometri. Torneremo a vedere il pianeta rosso in estate, quando si affaccerà all’alba nella costellazione del Toro sotto le Pleiadi, aggiungendosi a Urano.
♃ GIOVE, il signore del Sistema Solare, è l’unico pianeta che possiamo osservare per diverse ore, più o meno da quando passa sul meridiano al calar del Sole, fino a quando tramonta nel cuore della notte. Continua ad abitare la costellazione dei Gemelli, dove si impone col suo splendore che supera la seconda magnitudine negativa, mentre le sue dimensioni apparenti sono mediamente di 41”. Giovedì 26, dopo il tramonto culmina insieme alla Luna, con cui è stato in congiunzione a metà giornata e che è reduce dal primo quarto. Il nostro satellite si interpone fra i due astri principali dei Gemelli – Castore e Polluce – e Giove, lasciando quest’ultimo sotto la metà illuminata del suo disco.
♄ SATURNO si avvicina prospetticamente al Sole, svanendo nel suo alone luminoso durante il crepuscolo serale. Sotto condizioni privilegiate, possiamo ancora osservarlo durante la prima decade di marzo, basso sull’orizzonte occidentale. Domenica 8 in particolare va in congiunzione con Venere, da cui dista appena 1°, un accostamento che mette in risalto l’enorme divario luminoso dei due pianeti; ammontando infatti a quasi cinque magnitudini (Venere -3,90 e Saturno 0,97), siamo di fronte a una differenza in splendore di quasi 100 volte, con Venere ovviamente dominante. Mercoledì 25, giorno del primo quarto di Luna, Saturno è più lontano che mai a oltre un miliardo e mezzo di chilometri dalla Terra e va in congiunzione col Sole; resterà immerso nella sua luce fino a maggio inoltrato, quando tornerà a mostrarsi nel crepuscolo del mattino fra le stelle della Balena al confine coi Pesci, la stessa costellazione in cui in marzo scompare.
♅ URANO è un puntino di circa 3,5” di diametro angolare che si affaccia al tramonto sotto le Pleiadi con magnitudine prossima alla sesta. Continua dunque la sua permanenza nel Toro dove possiamo osservarlo fino alla mezzanotte. Dobbiamo volgerci verso l’orizzonte sudovest e lunedì 23 in particolare, quando il Sole tramonta, possiamo vedere quel che resta della congiunzione con la Luna avvenuta al mattino. Il nostro satellite volge il suo spicchio al 27% verso Urano, ma anche verso le Pleiadi che, interponendosi alla coppia, danno luogo a un suggestivo raggruppamento, cui si aggiunge più a nord-est la luce ambrata di Aldebaran.
♆ NETTUNO è da tempo prospetticamente vicino a Saturno di cui imita le posizioni rispetto al Sole. Anche il pianeta più lontano del Sistema Solare in marzo va in congiunzione con la nostra stella, anticipando Saturno di tre giorni. Domenica 22, mentre la Luna arriva alla minima distanza dalla Terra, Nettuno si allinea alla congiungente Terra-Sole, rimanendo dietro la stella. Il pianeta, con le sue 7,96 magnitudini e il suo diametro apparente di poco più di 2 secondi d’arco, non è praticamente distinguibile per tutto il mese o lo è con difficoltà nei primi giorni di marzo, basso al tramonto in direzione ovest. Torneremo a vedere Nettuno verso fine maggio prima dell’alba stabile nella costellazione dei Pesci.
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✨ STELLE E COSTELLAZIONI
In marzo iniziamo a perdere gli astri più lucenti che ci hanno accompagnato nei mesi invernali. Capella, Aldebaran, Rigel, Betelgeuse, Sirio, Procione, Castore e Polluce, al tramonto li troviamo ormai all’orizzonte sudoccidentale.
A sud transitano ora le deboli costellazioni della Lince, del Leone Minore e del Cancro, insieme a quella ampia del Leone e alla più estesa in assoluto dell’Idra, che impiega ben quattro ore a varcare il meridiano. Fra le stelle di queste costellazioni solo una si impone: è Regolo, l’astro principale del Leone, il cui nome latino Regulus significa “piccolo re”. Questa subgigante azzurra di magnitudine 1,35 a 79 anni luce da noi – una distanza sideralmente contenuta – ha la peculiarità di trovarsi sull’eclittica, l’orbita apparente del Sole, vicino alla quale corrono anche le orbite degli altri pianeti. Il risultato è che durante l’anno i pianeti e la Luna prima o poi passano vicino alla stella, evocando così una processione celeste di servitori che rendono omaggio al re, da cui il nome Regulus.
Spostandoci lungo l’eclittica in direzione ovest, vi troviamo appoggiata anche un’altra stella: l’Asellus Australis, uno degli astri principali del Cancro insieme all’Asellus Borealis, speculare sopra l’equatore celeste. Dopo il piccolo re, ecco gli asinelli, “aselli” in latino, voluti fra le stelle da Dioniso per ricompensarli di aver fatto fuggire col loro raglio, i Giganti nel loro tentativo di conquistare l’Olimpo. Entrambe le stelle hanno una luminosità di gran lunga inferiore rispetto a quella di Regolo, oltre dieci volte l’Asellus Australis (m 3,90) e oltre venti l’Asellus Borealis (m 4,65), pertanto localizzarle non è immediato e un cielo a basso inquinamento luminoso è d’obbligo. Una volta trovate però, custodiscono a metà della loro congiungente un bellissimo ammasso aperto: l’ammasso del Presepe (M44), celebre per essere fra i più brillanti; con le sue 3,10 magnitudini è un oggetto alla portata di tutti, visibile con un binocolo. M44 dista 577 anni luce dalla Terra e contiene oltre 200 giovani stelle. A ovest della stella Alpha Cnc, troviamo invece un altro ammasso aperto del catalogo di Messier: M67, più debole con 6,90 magnitudini e molto più distante a quasi 2.800 anni luce dalla Terra. Sotto la costellazione del Cancro poi, ecco alzarsi la testa dell’Idra, la figura celeste più grande dell’intero firmamento, di cui la testa con le sue sei stelle è anche la porzione più evidente e per questo forma un asterismo. L’astro più luminoso dell’Idra però non risiede qui, ma più a sud: è Alphard (Alpha Hya); circa 9° sotto l’equatore celeste, splende a 180 anni luce con magnitudine 1,95.
Sopra il Cancro infine, si nascondono le stelle della Lince, una costellazione moderna inventata nel Seicento da Johannes Hevelius. L’astronomo polacco volle inserire una costellazione nell’ampio spazio vuoto fra l’Orsa Maggiore e l’Auriga e creò così la Lince. Per la figura da evocare si ispirò all’animale dalla vista acutissima, quella necessaria per scovare le debolissime stelle, quasi tutte di quarta classe, la cui disposizione ricorda in realtà un piccolo serpente. Ma se per ricostruire la Lince servono cieli bui e una certa dose di impegno, a est l’orizzonte si popola di tre stelle luminose che danno vita al Triangolo di Primavera, l’asterismo della stagione che guida nell’orientamento celeste. Lo formano la fiammeggiante Arturo nel Bootes (m 0,15), la bianca Denebola nel Leone (m 2,10) e l’azzurra Spica (m 0,95) nella Vergine. Spica, ultima della triade a sorgere, ci avvicina alla nuova stagione, ormai imminente.
VENERDÌ 20 MARZO: EQUINOZIO DI PRIMAVERA
Venerdì 20 marzo inizia la primavera, precisamente alle 15.44, ora italiana. In quel momento alle latitudini del nostro Paese, il Sole splende a un’altezza di circa 30° sull’orizzonte sudoccidentale e, se consideriamo la sua posizione in cielo proprio a quell’ora, è come se potessimo individuare visivamente il punto d’Ariete o punto Gamma, il primo punto dell’anno in cui eclittica ed equatore celeste s’incontrano. Questo incrocio celeste è il primo dei due equinozi ed è stato scelto come origine del sistema di riferimento equatoriale, quello che individua la posizione dei corpi celesti attraverso le coordinate dell’ascensione retta e della declinazione. I telescopi con montatura equatoriale seguono la rotazione terrestre e utilizzano proprio questo sistema di coordinate. Nel punto Gamma l’ascensione retta e la declinazione si annullano e così, quando il Sole vi approda, valgono entrambe zero. Guardando la nostra stella nel momento in cui inaugura la primavera, la vediamo eccezionalmente non solo sull’eclittica ma anche sull’equatore celeste, almeno per il tempo in cui il suo disco impiega ad attraversarlo (quasi 33 ore, con l’equinozio corrispondente al momento in cui il centro del Sole è sull’equatore celeste). In questa circostanza ci troviamo di fronte anche a un momento di massimo equilibrio: quello possibile solo agli equinozi, quando i raggi del Sole, arrivando perpendicolari all’asse terrestre, producono la massima simmetria possibile tra la parte illuminata e quella in ombra della Terra durante la rotazione, regalando tante ore di luce al giorno quante di buio alla notte. L’etimologia della parola “equinozio” – da “aequa” e “nox” (notte uguale) – rimanda proprio a questo bilanciamento fra il dì e la notte, che due giorni all’anno durano 12 ore. Nella realtà è facile sperimentare però che questa simmetria non si verifica, perché il Sole non è puntiforme e l’atmosfera terrestre rifrange i raggi solari, col risultato che la luce, sebbene di pochi minuti, prevale sul buio.
E grazie all’equinozio di primavera, oltre a poter individuare visivamente il punto d’Ariete, possiamo localizzare esattamente anche i punti cardinali est e ovest, perché agli equinozi il Sole sorge precisamente a est e tramonta esattamente a ovest.
Il punto equinoziale primaverile infine si trova nella costellazione dei Pesci, l’ultima dello zodiaco, subentrata da duemila anni a quella dell’Ariete per effetto della precessione degli equinozi. Il ricordo dell’Ariete è rimasto nel nome dell’origine delle coordinate equatoriali, proprio perché all’epoca la primavera era ospitata da questa costellazione. La testa dell’ariete, simile alla lettera greca gamma minuscola (γ), ha dato origine al nome alternativo di punto Gamma che noi conserviamo.
LUNEDI’ 23 MARZO: COMETA C/2025 L1 (ATLAS) ALLA MINIMA DISTANZA DALLA TERRA
La cometa C/2025 L1 scoperta il 6 giugno 2025 dal programma statunitense ATLAS, lunedì 23 marzo sarà alla minima distanza dalla Terra e ci passerà accanto a poco più di 1 UA, la distanza che ci separa dal Sole. ATLAS, acronimo di Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System, è un programma finanziato dalla NASA e sviluppato dall’Università delle Hawaii, con lo scopo di scoprire e monitorare asteroidi potenzialmente pericolosi. Istituito nel 2015, consiste attualmente di quattro telescopi che scansionano ripetutamente il cielo; due sono installati alle Hawaii, uno in Cile e uno in Sudafrica. A oggi con ATLAS sono stati scoperti 1.324 asteroidi, di cui 112 potenzialmente pericolosi, ben 5.018 supernove e 111 comete, fra cui la C/2025 L1. Si tratta di una cometa a lungo periodo dall’orbita parabolica fortemente inclinata (114°).
Dopo essere passata al perielio il 12 gennaio scorso – a 1,68 UA dal Sole, una distanza appena oltre l’orbita di Marte – il 22 marzo tocca alla Terra incontrarla da vicino; la C/2025 L1 in particolare si avvicinerà al nostro pianeta fino a circa 165 milioni di chilometri. Quel giorno sarà nella costellazione del Bootes, più precisamente nell’area delimitata dalla Corona Boreale e dalla Testa del Serpente e, a meno di balzi in luminosità dell’ultimo momento, per osservarla serve il telescopio, essendo oltre la decima magnitudine. La cometa è visibile per quasi tutta la notte; sorge attorno alle 20.00 e culmina dopo le 3.00 di notte; quello è il momento in cui raggiunge la massima altezza che si aggira sui 70° in direzione sud, dopodiché si avvia a tramontare e prima dell’alba la troviamo a sud-ovest. La cometa, molto alta nel cielo, rimane potenzialmente visibile per diversi mesi, ma il suo splendore si affievolisce sempre più ed è possibile catturarla solo attraverso la fotografia astronomica .
[ Ilaria Sganzerla ]
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