cielo di febbraio 2026
Cielo del Mese di Marzo 2026

⭐️ CALENDARIO ASTRONOMICO DI MARZO 2026
I fenomeni astronomici di marzo 2026, con la visibilità di stelle, pianeti e costellazioni.
Entriamo nel mese in cui l’inverno cede il passo alla primavera. La nuova stagione inizia venerdì 20 marzo alle 15.44, quando la Terra giunge al primo dei due equinozi. A marzo l’alternanza luce-buio, idealmente perfetta nel giorno dell’equinozio, si estende metaforicamente anche ad altri fenomeni, con corpi celesti che tornano visibili e altri che scompaiono. Venere è uno dei pianeti che ritroviamo al tramonto fra le stelle dei Pesci con visibilità via via più estesa, mentre perdiamo Saturno e Nettuno, che vanno in congiunzione col Sole nell’ultima decade. Lo stesso accade a Mercurio, in congiunzione inferiore il 7, nascosto alla vista per tutto il mese, proprio come Marte, assente ormai da parecchio tempo. Rimangono nel cielo serale Giove, che possiamo osservare per diverse ore come l’astro più brillante, a impreziosire la costellazione dei Gemelli, e Urano che si affaccia sotto le Pleiadi fino alla mezzanotte. A nascondersi, ma solo per una sera, è anche la stella Regolo che domenica 29 viene occultata dalla Luna ormai tondeggiante, un appuntamento suggestivo che inizia attorno alle 20.30 (l’orario esatto dipende dalla latitudine di osservazione), quando l’astro principale del Leone scompare dietro la porzione in ombra del disco lunare e riemerge circa un’ora dopo dalla parte illuminata della Luna. Ma anche il nostro satellite subisce una sorte simile a inizio mese: martedì 3 marzo si verifica infatti un’eclissi totale di Luna, non visibile però dall’Italia (se non in streaming), ma dagli Stati Uniti, Australia e Asia orientale. ☄️ Lunedì 23 infine, passa alla minima distanza dalla Terra una cometa, la C/2025 L1 (ATLAS), che possiamo osservare al telescopio, alta in cielo nella costellazione del Bootes.
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☀️ SOLE
Si trova nella costellazione dell’Aquario e da giovedì 12 in quella dei Pesci che ospita l’equinozio di primavera. La nuova stagione inizia venerdì 20 marzo alle ore 15.44 (v. sezione dedicata). Alle 2.00 di notte di domenica 29 passiamo invece all’ora legale con le lancette dell’orologio che vanno spostate sulle 3.00.
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FASI DELLA LUNA
Piena – martedì 3 h12.38
Ultimo quarto – mercoledì 11 h10.38
Nuova – giovedì 19 h02.23
Primo quarto – mercoledì 25 h20.18
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PRINCIPALI EVENTI ASTRONOMICI DI MARZO
2 13.40 Congiunzione Luna (98%) – Regolo 0,4°N, visibile a ovest prima dell’alba
3 12.33 Eclissi totale di Luna (non visibile dall’Italia)
3 12.38 Luna piena
4 06.03 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
6 19.07 Congiunzione Luna (92%) – Spica 1,9°S, visibile a sud-ovest prima dell’alba
7 06.59 Mercurio in fase nuova
7 12.00 Mercurio in congiunzione inferiore
7 13.02 Congiunzione Venere – Nettuno 0,1°N, visibile con molta difficoltà a ovest dopo il tramonto
7 14.18 Raggruppamento Venere, Saturno e Nettuno visibile a ovest dopo il tramonto
8 23.10 Congiunzione Venere – Saturno 1,0°N, visibile con molta difficoltà a ovest dopo il tramonto
10 13.15 Congiunzione Luna (61%) – Antares 0,7°S, visibile a sud prima dell’alba
10 14.44 Luna all’apogeo (404.384 km)
11 10.38 Luna all’ultimo quarto
16 21.00 Nettuno al minimo splendore (m 7,96)
17 03.36 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
19 02.23 Luna nuova
20 13.37 Congiunzione Luna (4%) – Venere 4,6°N, visibile a ovest dopo il tramonto
20 15.44 Equinozio di Primavera ☀️
22 11.15 Nettuno in congiunzione col Sole
22 12.41 Luna al perigeo (366.856 km)
23 00.04 Cometa C/2025 L1 (ATLAS) al massimo avvicinamento alla Terra (164,79 MKm, 1,10 UA) ☄️
23 01.42 Nettuno alla massima distanza dalla Terra (4.619.439 Mkm)
23 08.40 Congiunzione Luna (27%) – Urano 5,5°N, visibile a ovest dopo il tramonto
23 10.07 Congiunzione Luna (27%) – Pleiadi 1,1°N, visibile a ovest dopo il tramonto
24 23.50 Saturno alla massima distanza dalla Terra (1.569.174 Mkm)
25 09.26 Saturno in congiunzione col Sole
25 20.18 Luna al primo quarto
26 08.16 Marte al perielio (1,38 UA)
26 13.10 Congiunzione Luna (61%) – Giove 3,9°N, visibile a sud dopo il tramonto
27 04.56 Congiunzione Luna (63%) – Polluce 3,1°S, visibile a ovest fino alle 2.00
28 04.02 Congiunzione Luna (74%) – Presepe 1,5°N, visibile a ovest fino alle 3.00
29 02.00 Passaggio all’ora legale
29 21.40 Congiunzione Luna (89%) – Regolo (occultazione), 0,4°N visibile a sud-est
30 06.22 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
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PIANETI
☿ MERCURIO si trova nella costellazione dei Pesci insieme a Saturno e a Nettuno, i due pianeti che in marzo vanno in congiunzione col Sole, una sorte che tocca anche a Mercurio, il quale con la nostra stella va in congiunzione inferiore sabato 7, inaugurando la sua fase nuova. Il piccolo pianeta non è visibile per tutto il mese e di fatto dobbiamo attendere l’inizio di giugno per ritrovarlo al tramonto a una manciata di gradi di altezza sull’orizzonte ovest. Martedì 10 Mercurio si sposta nell’Aquario aggiungendosi a Marte.
♀ VENERE appare al tramonto in direzione ovest e prolunga gradualmente la sua visibilità, che a fine marzo arriva a oltre un’ora. Il pianeta più sfolgorante del Sistema Solare si mostra sotto le sembianze di Vespero, la “stella” della sera, e impreziosisce con la sua luce intensa l’ampia e vaga costellazione dei Pesci, che percorre dal 2 al 30 marzo, giorno in cui varca i confini dell’Ariete. Venere splende con -3,90 magnitudini e ha un diametro angolare di circa 10”. Venerdì 20, primo giorno di primavera, possiamo vederlo tramontare insieme alla Luna che sta uscendo dalla fase nuova e volge al pianeta il suo bordo appena accennato.
♂ MARTE si muove nella costellazione dell’Aquario, ma è sopra l’orizzonte nelle ore diurne e di conseguenza non è visibile. Giovedì 26 raggiunge il perielio, il punto della sua orbita più vicino al Sole situato a 1,38 UA, pari a quasi 207 milioni di chilometri. Torneremo a vedere il pianeta rosso in estate, quando si affaccerà all’alba nella costellazione del Toro sotto le Pleiadi, aggiungendosi a Urano.
♃ GIOVE, il signore del Sistema Solare, è l’unico pianeta che possiamo osservare per diverse ore, più o meno da quando passa sul meridiano al calar del Sole, fino a quando tramonta nel cuore della notte. Continua ad abitare la costellazione dei Gemelli, dove si impone col suo splendore che supera la seconda magnitudine negativa, mentre le sue dimensioni apparenti sono mediamente di 41”. Giovedì 26, dopo il tramonto culmina insieme alla Luna, con cui è stato in congiunzione a metà giornata e che è reduce dal primo quarto. Il nostro satellite si interpone fra i due astri principali dei Gemelli – Castore e Polluce – e Giove, lasciando quest’ultimo sotto la metà illuminata del suo disco.
♄ SATURNO si avvicina prospetticamente al Sole, svanendo nel suo alone luminoso durante il crepuscolo serale. Sotto condizioni privilegiate, possiamo ancora osservarlo durante la prima decade di marzo, basso sull’orizzonte occidentale. Domenica 8 in particolare va in congiunzione con Venere, da cui dista appena 1°, un accostamento che mette in risalto l’enorme divario luminoso dei due pianeti; ammontando infatti a quasi cinque magnitudini (Venere -3,90 e Saturno 0,97), siamo di fronte a una differenza in splendore di quasi 100 volte, con Venere ovviamente dominante. Mercoledì 25, giorno del primo quarto di Luna, Saturno è più lontano che mai a oltre un miliardo e mezzo di chilometri dalla Terra e va in congiunzione col Sole; resterà immerso nella sua luce fino a maggio inoltrato, quando tornerà a mostrarsi nel crepuscolo del mattino fra le stelle della Balena al confine coi Pesci, la stessa costellazione in cui in marzo scompare.
♅ URANO è un puntino di circa 3,5” di diametro angolare che si affaccia al tramonto sotto le Pleiadi con magnitudine prossima alla sesta. Continua dunque la sua permanenza nel Toro dove possiamo osservarlo fino alla mezzanotte. Dobbiamo volgerci verso l’orizzonte sudovest e lunedì 23 in particolare, quando il Sole tramonta, possiamo vedere quel che resta della congiunzione con la Luna avvenuta al mattino. Il nostro satellite volge il suo spicchio al 27% verso Urano, ma anche verso le Pleiadi che, interponendosi alla coppia, danno luogo a un suggestivo raggruppamento, cui si aggiunge più a nord-est la luce ambrata di Aldebaran.
♆ NETTUNO è da tempo prospetticamente vicino a Saturno di cui imita le posizioni rispetto al Sole. Anche il pianeta più lontano del Sistema Solare in marzo va in congiunzione con la nostra stella, anticipando Saturno di tre giorni. Domenica 22, mentre la Luna arriva alla minima distanza dalla Terra, Nettuno si allinea alla congiungente Terra-Sole, rimanendo dietro la stella. Il pianeta, con le sue 7,96 magnitudini e il suo diametro apparente di poco più di 2 secondi d’arco, non è praticamente distinguibile per tutto il mese o lo è con difficoltà nei primi giorni di marzo, basso al tramonto in direzione ovest. Torneremo a vedere Nettuno verso fine maggio prima dell’alba stabile nella costellazione dei Pesci.
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✨ STELLE E COSTELLAZIONI
In marzo iniziamo a perdere gli astri più lucenti che ci hanno accompagnato nei mesi invernali. Capella, Aldebaran, Rigel, Betelgeuse, Sirio, Procione, Castore e Polluce, al tramonto li troviamo ormai all’orizzonte sudoccidentale.
A sud transitano ora le deboli costellazioni della Lince, del Leone Minore e del Cancro, insieme a quella ampia del Leone e alla più estesa in assoluto dell’Idra, che impiega ben quattro ore a varcare il meridiano. Fra le stelle di queste costellazioni solo una si impone: è Regolo, l’astro principale del Leone, il cui nome latino Regulus significa “piccolo re”. Questa subgigante azzurra di magnitudine 1,35 a 79 anni luce da noi – una distanza sideralmente contenuta – ha la peculiarità di trovarsi sull’eclittica, l’orbita apparente del Sole, vicino alla quale corrono anche le orbite degli altri pianeti. Il risultato è che durante l’anno i pianeti e la Luna prima o poi passano vicino alla stella, evocando così una processione celeste di servitori che rendono omaggio al re, da cui il nome Regulus.
Spostandoci lungo l’eclittica in direzione ovest, vi troviamo appoggiata anche un’altra stella: l’Asellus Australis, uno degli astri principali del Cancro insieme all’Asellus Borealis, speculare sopra l’equatore celeste. Dopo il piccolo re, ecco gli asinelli, “aselli” in latino, voluti fra le stelle da Dioniso per ricompensarli di aver fatto fuggire col loro raglio, i Giganti nel loro tentativo di conquistare l’Olimpo. Entrambe le stelle hanno una luminosità di gran lunga inferiore rispetto a quella di Regolo, oltre dieci volte l’Asellus Australis (m 3,90) e oltre venti l’Asellus Borealis (m 4,65), pertanto localizzarle non è immediato e un cielo a basso inquinamento luminoso è d’obbligo. Una volta trovate però, custodiscono a metà della loro congiungente un bellissimo ammasso aperto: l’ammasso del Presepe (M44), celebre per essere fra i più brillanti; con le sue 3,10 magnitudini è un oggetto alla portata di tutti, visibile con un binocolo. M44 dista 577 anni luce dalla Terra e contiene oltre 200 giovani stelle. A ovest della stella Alpha Cnc, troviamo invece un altro ammasso aperto del catalogo di Messier: M67, più debole con 6,90 magnitudini e molto più distante a quasi 2.800 anni luce dalla Terra. Sotto la costellazione del Cancro poi, ecco alzarsi la testa dell’Idra, la figura celeste più grande dell’intero firmamento, di cui la testa con le sue sei stelle è anche la porzione più evidente e per questo forma un asterismo. L’astro più luminoso dell’Idra però non risiede qui, ma più a sud: è Alphard (Alpha Hya); circa 9° sotto l’equatore celeste, splende a 180 anni luce con magnitudine 1,95.
Sopra il Cancro infine, si nascondono le stelle della Lince, una costellazione moderna inventata nel Seicento da Johannes Hevelius. L’astronomo polacco volle inserire una costellazione nell’ampio spazio vuoto fra l’Orsa Maggiore e l’Auriga e creò così la Lince. Per la figura da evocare si ispirò all’animale dalla vista acutissima, quella necessaria per scovare le debolissime stelle, quasi tutte di quarta classe, la cui disposizione ricorda in realtà un piccolo serpente. Ma se per ricostruire la Lince servono cieli bui e una certa dose di impegno, a est l’orizzonte si popola di tre stelle luminose che danno vita al Triangolo di Primavera, l’asterismo della stagione che guida nell’orientamento celeste. Lo formano la fiammeggiante Arturo nel Bootes (m 0,15), la bianca Denebola nel Leone (m 2,10) e l’azzurra Spica (m 0,95) nella Vergine. Spica, ultima della triade a sorgere, ci avvicina alla nuova stagione, ormai imminente.
VENERDÌ 20 MARZO: EQUINOZIO DI PRIMAVERA
Venerdì 20 marzo inizia la primavera, precisamente alle 15.44, ora italiana. In quel momento alle latitudini del nostro Paese, il Sole splende a un’altezza di circa 30° sull’orizzonte sudoccidentale e, se consideriamo la sua posizione in cielo proprio a quell’ora, è come se potessimo individuare visivamente il punto d’Ariete o punto Gamma, il primo punto dell’anno in cui eclittica ed equatore celeste s’incontrano. Questo incrocio celeste è il primo dei due equinozi ed è stato scelto come origine del sistema di riferimento equatoriale, quello che individua la posizione dei corpi celesti attraverso le coordinate dell’ascensione retta e della declinazione. I telescopi con montatura equatoriale seguono la rotazione terrestre e utilizzano proprio questo sistema di coordinate. Nel punto Gamma l’ascensione retta e la declinazione si annullano e così, quando il Sole vi approda, valgono entrambe zero. Guardando la nostra stella nel momento in cui inaugura la primavera, la vediamo eccezionalmente non solo sull’eclittica ma anche sull’equatore celeste, almeno per il tempo in cui il suo disco impiega ad attraversarlo (quasi 33 ore, con l’equinozio corrispondente al momento in cui il centro del Sole è sull’equatore celeste). In questa circostanza ci troviamo di fronte anche a un momento di massimo equilibrio: quello possibile solo agli equinozi, quando i raggi del Sole, arrivando perpendicolari all’asse terrestre, producono la massima simmetria possibile tra la parte illuminata e quella in ombra della Terra durante la rotazione, regalando tante ore di luce al giorno quante di buio alla notte. L’etimologia della parola “equinozio” – da “aequa” e “nox” (notte uguale) – rimanda proprio a questo bilanciamento fra il dì e la notte, che due giorni all’anno durano 12 ore. Nella realtà è facile sperimentare però che questa simmetria non si verifica, perché il Sole non è puntiforme e l’atmosfera terrestre rifrange i raggi solari, col risultato che la luce, sebbene di pochi minuti, prevale sul buio.
E grazie all’equinozio di primavera, oltre a poter individuare visivamente il punto d’Ariete, possiamo localizzare esattamente anche i punti cardinali est e ovest, perché agli equinozi il Sole sorge precisamente a est e tramonta esattamente a ovest.
Il punto equinoziale primaverile infine si trova nella costellazione dei Pesci, l’ultima dello zodiaco, subentrata da duemila anni a quella dell’Ariete per effetto della precessione degli equinozi. Il ricordo dell’Ariete è rimasto nel nome dell’origine delle coordinate equatoriali, proprio perché all’epoca la primavera era ospitata da questa costellazione. La testa dell’ariete, simile alla lettera greca gamma minuscola (γ), ha dato origine al nome alternativo di punto Gamma che noi conserviamo.
LUNEDI’ 23 MARZO: COMETA C/2025 L1 (ATLAS) ALLA MINIMA DISTANZA DALLA TERRA
La cometa C/2025 L1 scoperta il 6 giugno 2025 dal programma statunitense ATLAS, lunedì 23 marzo sarà alla minima distanza dalla Terra e ci passerà accanto a poco più di 1 UA, la distanza che ci separa dal Sole. ATLAS, acronimo di Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System, è un programma finanziato dalla NASA e sviluppato dall’Università delle Hawaii, con lo scopo di scoprire e monitorare asteroidi potenzialmente pericolosi. Istituito nel 2015, consiste attualmente di quattro telescopi che scansionano ripetutamente il cielo; due sono installati alle Hawaii, uno in Cile e uno in Sudafrica. A oggi con ATLAS sono stati scoperti 1.324 asteroidi, di cui 112 potenzialmente pericolosi, ben 5.018 supernove e 111 comete, fra cui la C/2025 L1. Si tratta di una cometa a lungo periodo dall’orbita parabolica fortemente inclinata (114°).
Dopo essere passata al perielio il 12 gennaio scorso – a 1,68 UA dal Sole, una distanza appena oltre l’orbita di Marte – il 22 marzo tocca alla Terra incontrarla da vicino; la C/2025 L1 in particolare si avvicinerà al nostro pianeta fino a circa 165 milioni di chilometri. Quel giorno sarà nella costellazione del Bootes, più precisamente nell’area delimitata dalla Corona Boreale e dalla Testa del Serpente e, a meno di balzi in luminosità dell’ultimo momento, per osservarla serve il telescopio, essendo oltre la decima magnitudine. La cometa è visibile per quasi tutta la notte; sorge attorno alle 20.00 e culmina dopo le 3.00 di notte; quello è il momento in cui raggiunge la massima altezza che si aggira sui 70° in direzione sud, dopodiché si avvia a tramontare e prima dell’alba la troviamo a sud-ovest. La cometa, molto alta nel cielo, rimane potenzialmente visibile per diversi mesi, ma il suo splendore si affievolisce sempre più ed è possibile catturarla solo attraverso la fotografia astronomica .
[ Ilaria Sganzerla ]
Cielo del Mese di Febbraio 2026
CALENDARIO ASTRONOMICO DI FEBBRAIO 2026
I fenomeni astronomici di gennaio 2026, con la visibilità di stelle, pianeti e costellazioni.
⭐️ CALENDARIO ASTRONOMICO DI FEBBRAIO 2026
✨ Febbraio predispone il cielo alla primavera; le giornate si allungano e le fulgenti costellazioni invernali iniziano a migrare verso ovest, lasciando il meridiano a quelle più delicate della primavera. ✨ La sera, guidati da Sirio e da Procione, possiamo esplorare un’area povera di stelle, ma che in realtà ospita una costellazione: quella dell’Unicorno nelle cui profondità trionfano in tutta la loro magnificenza le nebulose Rosetta e Cono. Fra i pianeti invece, protagonista è sempre lui, Giove, che domina la notte fra le stelle dei Gemelli con inconfondibile splendore. Saturno è l’unico altro pianeta che possiamo osservare a occhio nudo, anche se sempre meno a lungo, perché prossimo alla congiunzione col Sole. Febbraio è di fatto l’ultimo mese in cui si concede all’osservazione, dopo il tramonto in direzione ovest; il 16 in particolare, ci offre una stretta congiunzione con Nettuno da cui si separa di soli 0,9°. Marte e Venere si muovono invece nelle costellazioni del Capricorno e dell’Aquario, le stesse del Sole, motivo per cui non si vedono, con l’eccezione di Venere che, grazie al suo alto splendore, verso la fine di febbraio ci regala fugaci apparizioni all’orizzonte occidentale sotto le nuove sembianze di Vespero, la “stella” della sera. ☿ Nelle stesse costellazioni fino al 19 febbraio, troviamo anche Mercurio che quel giorno raggiunge la massima elongazione est e già dal 10 inizia a vedersi distintamente al tramonto.
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☀️ SOLE
Si trova nella costellazione del Capricorno dove rimane fino al 16 quando entra nell’Aquario. Martedì 17, si verifica un’eclissi anulare visibile dall’Antartide – dove ha la sua base la Stazione Concordia – e parziale dall’Argentina, dal Cile e dal Sud-Africa.
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FASI DELLA LUNA
Piena – domenica 1 h23.09
Ultimo quarto – lunedì 9 h13.43
Nuova – martedì 17 h13.01
Primo quarto – martedì 24 h13.27
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PRINCIPALI EVENTI ASTRONOMICI DI FEBBRAIO
1 13.26 Congiunzione Luna (99%) – Presepe 1,5°N visibile a ovest prima dell’alba
1 23.09 Luna piena
3 04.28 Congiunzione Luna (98%) – Regolo 0,4°N visibile a sud-ovest
5 06.23 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
7 10.10 Congiunzione Luna (72%) – Spica 1,8°S, visibile a sud-ovest prima dell’alba
9 13.43 Luna all’ultimo quarto
10 17.54 Luna all’apogeo (404.576 km)
10 18.15 Inizio della miglior visibilità di Mercurio al tramonto
11 05.02 Congiunzione Luna (35%) – Antares 0,7°S visibile a sud-est
16 04.47 Congiunzione Saturno – Nettuno 0,9°S, visibile a sud-ovest dopo il tramonto
16 06.02 Urano in quadratura orientale
17 13.01 Luna nuova
17 13.10 Eclissi anulare di Sole (non visibile dall’Italia) ⭕
18 05.28 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
18 10.19 Congiunzione Luna (1,5%) – Venere 1,7°N, visibile con molta difficoltà a ovest dopo il tramonto
19 00.01 Congiunzione Luna (6%) – Mercurio 0,1°S, visibile a ovest dopo il tramonto
19 11.41 Mercurio al perielio (0,31 UA)
19 17.45 Mercurio all’ultimo quarto
19 18.30 Mercurio alla massima elongazione est: 18,2°
19 21.10 Raggruppamento Luna (5%), Saturno e Nettuno visibile con difficoltà a ovest dopo il tramonto
20 00.29 Congiunzione Luna (6%) – Nettuno 3,7°N, visibile a ovest dopo il tramonto
20 01.02 Congiunzione Luna (6%) – Saturno 4,6°N, visibile a ovest dopo il tramonto del 19
23 23.17 Raggruppamento Luna (41%)-Urano-Pleiadi visibile a ovest
24 01.34 Congiunzione Luna (43%) – Urano 5,5°N, visibile a ovest fino alle 00.30
24 04.19 Congiunzione Luna (43%) – Pleiadi 1,2°N, visibile a ovest fino alle 00.30
24 13.27 Luna al primo quarto
25 00.20 Luna al perigeo (370.131 km)
27 00.09 Congiunzione Mercurio-Venere 4,7°N, visibile con difficoltà a ovest dopo il tramonto
27 07.23 Congiunzione Luna (78%) – Giove 4,0°N, visibile a ovest fino alle 4.00
27 23.12 Congiunzione Luna (85%) – Polluce 3,0°S, visibile a sud-ovest
28 21.53 Congiunzione Luna (92%) – Presepe, 1,6°N visibile a sud
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PIANETI
☿ MERCURIO, veloce nei suoi percorsi celesti, attraversa le costellazioni del Capricorno, dell’Aquario dal 5 al 19, giorno in cui varca i confini dei Pesci. Febbraio è il primo dei due mesi dell’anno in cui si offre alle migliori condizioni di visibilità, complice l’eclittica che, nel giorno della massima elongazione, è fortemente inclinata, tenendo Mercurio relativamente alto sull’orizzonte. Giovedì 19, il pianeta più piccolo e vicino al Sole va alla massima elongazione est, ovvero raggiunge il punto prospetticamente più lontano dal Sole in direzione est, punto che in questa occasione corrisponde a un’elongazione di 18,2°. Trovandosi a est del Sole, cioè più indietro nel senso di rotazione celeste, lo vediamo al tramonto e già dal 10 di febbraio possiamo distinguerlo nel crepuscolo serale, a una decina di gradi di altezza sull’orizzonte occidentale, sempre più a lungo e sempre più luminoso. Il 19 brilla con -0,43 magnitudini, ha dimensioni apparenti di circa 7” e al telescopio si presenta all’ultimo quarto. Sempre il 19, per una pura coincidenza, raggiunge anche il perielio, la minima distanza (vera) dal Sole, pari a circa 46 milioni di chilometri.
♀ VENERE, nel Capricorno fino all’8 e poi nell’Aquario, è ancora prospetticamente troppo vicino al Sole per riuscire a emergere dal suo bagliore. Seppure con difficoltà, possiamo tuttavia tentarne l’osservazione sul finire del mese, durante il crepuscolo serale guardando verso ovest. Dopo aver impreziosito i cieli autunnali sul far dell’alba, lasciando quelli del primo inverno privi della sua presenza, Venere riappare ora sotto le sembianze di Vespero, la stella della sera. Al tramonto il pianeta è ormai basso sull’orizzonte da cui si stacca di pochi gradi ma, in assenza di ostacoli lungo la linea di vista e grazie al suo splendore crescente che si attesta a -3,90 magnitudini, possiamo distinguerlo nel cielo ancora chiaro. Dopo la mezzanotte di venerdì 27 in particolare, Venere va in congiunzione con Mercurio e al tramonto i due pianeti brillano ancora relativamente vicini, con Mercurio alcuni gradi più a ovest di Venere. Li accompagna all’orizzonte occidentale, Saturno che splende una decina di gradi più sopra.
♂ MARTE si muove nelle stesse costellazioni di Venere e Mercurio, ovvero nel Capricorno e nell’Aquario, dove entra il 27 febbraio. Questi gruppi di stelle sono illuminati dal Sole e, rispetto alla coppia di pianeti che lo seguono, Marte invece lo precede, mantenendosi invisibile anche sul far dell’alba, essendo la sua elongazione ancora troppo piccola (al massimo è di 11,5°) per riuscire a imporsi sulla luce solare; del resto, solo un mese fa il pianeta rosso è stato in congiunzione col Sole. Per rivedere il pianeta rosso con un minimo di agio, dobbiamo attendere giugno-luglio, quando sarà ancora piccolo e poco luminoso fra le ultime stelle della notte, ma già individuabile sotto le Pleiadi.
♃ GIOVE si conferma protagonista anche in febbraio, grazie alla sua permanenza sopra l’orizzonte per quasi tutta la notte. Ospitato da oltre sette mesi dalla costellazione dei Gemelli, Giove si annuncia al tramonto già alto in cielo in direzione est, luminosissimo con -2,62 magnitudini e deciso col suo diametro apparente di ben 45 secondi d’arco! Nella fascia oraria 21.00-22.30 lo troviamo in culminazione a sud, mentre le ore che precedono l’alba sono quelle in cui si ritira a ovest, prossimo a tramontare. Nella notte di venerdì 27, possiamo seguirlo lungo l’orizzonte sudoccidentale mentre si avvicina alla congiunzione con la Luna, che ha passato da tre giorni il primo quarto e volge a Giove la porzione del suo disco in ombra.
♄ SATURNO ha inaugurato in gennaio la sua nuova dimora nei Pesci, la costellazione dell’equinozio di primavera. Intuiamo così che la visibilità del pianeta più scenografico del Sistema Solare inizia ad accorciarsi. Saturno infatti si sta avvicinando prospetticamente al Sole, con ripercussioni sia sul suo splendore che sulla sua permanenza sopra l’orizzonte, entrambi in diminuzione. Saturno si lascia osservare al massimo per tre ore e mezza dopo il tramonto, quando appare a sud-ovest. La sua luminosità è di circa 1 magnitudine, mentre il suo diametro angolare si rimpicciolisce da 16,35” a 15,96”. Saturno è diretto verso la congiunzione col Sole, evento di fine marzo in cui si nasconderà dietro al Sole e sarà alla massima distanza dalla Terra. Febbraio è così l’ultimo mese in cui possiamo dedicarci all’osservazione del pianeta, prima di ritrovarlo sul far dell’alba a maggio inoltrato. Saturno si congeda regalandoci un paio di appuntamenti interessanti. Lunedì 16 si verifica una congiunzione molto stretta con Nettuno, che brilla appena 0,9° più a ovest. Nettuno, il pianeta più lontano e debole del Sistema Solare, spesso sperduto fra le stelle, diventa così più agevole da rintracciare proprio grazie alla prossimità con Saturno, che al telescopio possiamo sfruttare come guida. Un’altra suggestiva congiunzione è quella con la Luna fra giovedì 19 e venerdì 20 febbraio. Teatro dell’evento è sempre l’orizzonte occidentale dove il nostro satellite, sotto forma di un arco sottile illuminato appena al 6%, si avvicina a Saturno che brilla più a est. Se non abbiamo ostacoli lungo la linea di vista, possiamo iniziare l’osservazione alle 18.30, quando appena sopra l’orizzonte sopravvive ancora per pochi minuti Venere; salendo troviamo inoltre Mercurio, visibile fino alle 19.00 circa, un concentrato di corpi celesti che anima il giovane cielo serale.
♅ URANO è stabile nel Toro, dove si mantiene sotto le Pleiadi che diventano così il punto di partenza migliore per identificare il pianeta. Urano brilla con una magnitudine vicina alla sesta risultando potenzialmente visibile a occhio nudo ma di fatto, per via dell’inquinamento luminoso, è necessario almeno un binocolo. Per osservarlo dobbiamo attendere il tramonto quando appare sull’orizzonte meridionale prossimo al transito. Lunedì 16 va in quadratura orientale, ovvero si trova a 90° di elongazione est dal Sole. In questa configurazione, Urano passa sul meridiano sei ore dopo la nostra stella ed è così visibile nella prima parte della notte. Urano infatti tramonta al più tardi alle 2.00. Martedì 24 la Luna inaugura il primo quarto nel Toro e in quello stesso giorno va anche in congiunzione sia con le Pleiadi che con Urano. Da non perdere dopo il tramonto in direzione sud-ovest, la suggestiva visione della Luna che da una parte volge la sua metà luminosa alle Pleiadi, sotto le quali si cela Urano, e dall’altra conduce alla stella Aldebaran che, con la sua luce ambrata, brilla in corrispondenza del terminatore, la linea che separa l’emisfero lunare illuminato da quello in ombra.
♆ NETTUNO è fedele compagno di Saturno, con cui condivide la costellazione (Pesci), gli orari di alba e tramonto, nonché gli appuntamenti astronomici, perché con la sua piccola luce quasi di ottava magnitudine, brilla vicinissimo a Saturno. Anzi, al trascorrere dei giorni, i due pianeti si fanno prospetticamente via via più vicini, fino a ritrovarsi in una congiunzione molto stretta lunedì 16, quando Nettuno e Saturno sono a meno di 1° l’uno dall’altro. Con un binocolo possiamo osservare senza problemi entrambi i pianeti e goderci la loro ultima visione, dato che anche Nettuno svanisce nel riverbero solare, essendo diretto come Saturno alla congiunzione col Sole in marzo. Nettuno tornerà visibile non prima di fine maggio quando sorgerà sul far dell’alba.
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✨ STELLE E COSTELLAZIONI
Nelle notti di febbraio, già apprezzabilmente più brevi, nuove costellazioni invernali si avvicendano sul meridiano. I fulgidi Gemelli brillano alti nelle ore serali con Castore e Polluce, quest’ultimo l’astro più luminoso della costellazione che, insieme a Capella, Aldebaran, Rigel, Sirio e Procione, forma l’Esagono Invernale, il grande asterismo che, per così dire, cuce fra loro le costellazioni dell’Auriga, del Toro, di Orione e dei Cani Maggiore e Minore.
Nell’Esagono è inserito a sua volta il Triangolo Invernale, grazie alla presenza di Betelgeuse in Orione, che forma una luminosissima triade con le stelle principali dei Cani Maggiore e Minore. Sirio in particolare è la regina dell’intero firmamento e con la sua magnitudine di -1,45, occhieggia una quindicina di gradi sotto l’equatore.
Circondata dai Gemelli, da Orione e dai Cani, c’è poi una regione apparentemente vuota, in cui si nasconde in realtà una costellazione: quella dell’Unicorno, inventata poco più di quattro secoli fa dall’astronomo e teologo Petrus Plancius (1552-1622). L’Unicorno ci regala una delle meraviglie più affascinanti di questa stagione: la Nebulosa Rosetta, una nube di gas a 5.000 anni luce dalla Terra che nelle pose fotografiche, sembra sbocciare in una rosa dai toni di un rosso vivo e pulsante. Posizionata verso il confine occidentale della costellazione, circa alla stessa declinazione di Betelgeuse, la nebulosa Rosetta è illuminata dall’ammasso aperto NGC 2244, visibile già con un piccolo telescopio. 5° più sopra, ecco poi la Nebulosa Cono stagliarsi in un’imponente torre oscura che sfida il cielo a 1.200 anni luce di distanza dalla Terra. È sovrastata dall’ammasso aperto Albero di Natale (NGC 2264), così chiamato perché le sue stelle ci sorprendono alla base del corno della leggendaria creatura, disponendosi nella figura un abete.
Ma le profondità cosmiche ci regalano anche altri spettacoli lontani, come la nebulosa del Granchio nel Toro (M1), il residuo di una supernova esplosa nel 1054 che affiora a 6.000 anni luce dalla Terra, o ancora la nebulosa planetaria Eskimo, nella costellazione dei Gemelli che, a 4.100 anni luce da noi, appare come un viso protetto da un cappuccio di pelliccia. Iconiche rimangono infine la Grande Nebulosa di Orione (M42) e, sempre in questa costellazione, la nebulosa oscura Testa di Cavallo, entrambe ancora agevolmente osservabili al telescopio.
E mentre la sera avanza, questi giganti del cielo si spostano verso ovest, lasciando il passo ad altre costellazioni, quali il Cancro col suo elegante ammasso aperto del Presepe (M44), che luccica a metà strada fra l’Asellus Borealis (Gamma Cnc) e l’Asellus Australis (Delta Cnc); quest’ultimo astro in particolare è appoggiato all’eclittica, sopra la quale più a est troviamo anche la luce di Regolo, la stella principale del Leone, altra costellazione zodiacale che precede la levata della Vergine con Spica. Col Cancro, il Leone e la Vergine, ecco che i nostri occhi sono già volti al cielo di primavera.