Cielo del Mese di Gennaio 2026
CALENDARIO ASTRONOMICO DI GENNAIO 2026
I fenomeni astronomici di gennaio 2026, con la visibilità di stelle, pianeti e costellazioni.
✨ Buon 2026! E… per chi segue il cielo da un po’, sa che astronomicamente l’anno comincia sempre sotto il segno della meraviglia. Le fredde notti di gennaio sono attraversate da costellazioni imponenti, come Orione e il Toro che, oltre a esibire alcune fra le stelle più brillanti della volta celeste, custodiscono autentici tesori del cosmo: la nebulosa del Granchio, la Grande Nebulosa di Orione, la Nebulosa Testa di Cavallo, solo per citarne alcuni, abitano qui e in gennaio vanno in culminazione prima della mezzanotte. Gli asterismi del Triangolo e dell’Esagono Invernali ci deliziano gli occhi e ci guidano alla ricerca di questi e molti altri magnifici oggetti di profondo cielo. Non mancano poi nuove stelle cadenti, le Quadrantidi, messaggere di una costellazione perduta, il Quadrante Murale, che ora vive nel nome di questo sciame meteorico. Il loro picco è atteso sabato 3 gennaio, ma quella notte dà spettacolo anche la Luna, non solo piena, ma una Superluna , che ruba così la scena agli altri corpi celesti – fra cui le Quadrantidi – per le quali dovremo adottare qualche accorgimento. Sabato 3 è inoltre un giorno di massimi avvicinamenti: la Terra giunge al perielio, il punto della sua orbita più vicino al Sole, e ritorna anche una cometa, la 24P/Schaumasse; ☄️ dopo 8 anni ci passa accanto a soli 89 milioni di chilometri, anche se probabilmente non sarà più luminosa della dodicesima magnitudine e risulterà appena osservabile con telescopi di media potenza. La meraviglia continua infine con Giove, altro grande protagonista del mese! Il pianeta più maestoso del Sistema Solare va all’opposizione sabato 10 e si offre così per tutta la notte al massimo del suo fulgore. E allora che cosa aspettiamo? Piumino, cuffia, guanti e via sotto le stelle! ✨
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☀️ SOLE
Si trova nella costellazione del Sagittario dove rimane fino al 20 quando entra nel Capricorno. Sabato 3, la Terra è a 0,98 UA dal Sole, la distanza minima il cui punto dell’orbita è il perielio.
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FASI DELLA LUNA
Piena – sabato 3 h11.03
Ultimo quarto – sabato 10 h16.48
Nuova – domenica 18 h20.52
Primo quarto – lunedì 26 h05.47
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PRINCIPALI EVENTI ASTRONOMICI DI GENNAIO
1 22.45 Luna al perigeo (360.347 km)
3 11.03 Luna piena SUPERLUNA (362.312 km)
3 17.38 Terra al perielio (0,98 UA)
3 18.27 Raggruppamento Luna (100%), Giove e Polluce visibile a est
3 21.51 Cometa 24P/Schaumasse alla minima distanza dalla Terra (89,31 MKm) ☄️
3 22.00 Sciame meteorico delle Quadrantidi (ZHR 120) ☄️
4 05.03 Congiunzione Luna (99%) – Polluce 3,1°S, visibile a ovest
5 02.53 Congiunzione Luna (96%) – Presepe 1,6°N visibile a sud-ovest
5 09.32 Giove al massimo splendore (m -2,68)
6 12.03 Mercurio all’afelio (0,47 UA)
6 16.57 Venere in congiunzione superiore
6 17.59 Congiunzione Luna (85%) – Regolo 0,5°N visibile a est dalle 21.30
7 05.47 Cometa 24P/Schaumasse al perielio (1,18 UA)
7 22.22 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
9 01.33 Giove alla minima distanza dalla Terra (633.055 Mkm)
9 10.57 Marte in Congiunzione col Sole
10 09.21 Giove all’opposizione
10 16.48 Luna all’ultimo quarto
11 01.34 Congiunzione Luna (46%) – Spica 1,7°S, visibile a sud-est
13 21.49 Luna all’apogeo (405.436 km)
14 21.11 Congiunzione Luna (19%) – Antares 0,6°S visibile a sud-est prima dell’alba
18 20.52 Luna nuova
19 02.55 Mercurio in fase piena
21 16.44 Mercurio in congiunzione superiore
22 20.34 Venere all’afelio (0,73 UA)
22 23.40 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
23 13.39 Congiunzione Luna (23%) – Saturno 4,4°N, visibile a sud-ovest dopo il tramonto
23 16.48 Congiunzione Luna (23%) – Nettuno 3,6°N, visibile a sud-ovest dopo il tramonto
23 19.00 Raggruppamento Luna (24%), Nettuno e Saturno, visibile a sud-ovest
26 05.47 Luna al primo quarto
27 17.31 Raggruppamento Luna (67%), Urano e Pleiadi visibile a sud dopo il tramonto
27 19.45 Congiunzione Luna (68%) – Urano 5,4°N, visibile a sud
27 22.42 Congiunzione Luna (69%) – Pleiadi 1,1°N visibile a ovest
29 22.54 Luna al perigeo (365.877 km)
31 03.28 Congiunzione Luna (95%) – Giove 3,9°N, visibile a ovest
31 15.21 Congiunzione Luna (96%) – Polluce 3,0°S, visibile a ovest prima dell’alba
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PIANETI
☿ MERCURIO, pianeta crepuscolare e quasi sempre sfuggente, si trova nel Sagittario insieme a Venere, a Marte e al Sole, col quale va in congiunzione superiore mercoledì 21. Dalla prospettiva terrestre, significa che è in fase piena ma, a differenza di quanto ci si aspetterebbe, non è visibile perché è dietro la nostra stella. Mercurio in realtà, con un’elongazione che in gennaio arriva al massimo a 11°, non riesce a emergere dall’abbaglio solare e di fatto non è osservabile per tutto il mese. Dobbiamo attendere la metà di febbraio per iniziare a distinguerlo nella luce del tramonto. Martedì 6 invece, l’inseparabile compagno del Sole, se ne allontana raggiungendo l’afelio, il punto della sua orbita alla maggior distanza, pari a 70 milioni di chilometri.
♀ VENERE dimora fino a oltre la metà di gennaio nel Sagittario, dove brillano anche il Sole, Mercurio e Marte. Con la nostra stella, Venere va in congiunzione superiore martedì 6, due settimane prima di Mercurio, e in questa configurazione il Sole si interpone fra noi e il pianeta, impedendoci così di vederlo. Venere sorge e tramonta col Sole dal quale, alla fine di gennaio, si distanzia prospetticamente di 6°, separazione destinata ad accentuarsi e che svela gradualmente il “cambio d’abito” cui si sta preparando il pianeta più luminoso del Sistema Solare: dopo settimane di invisibilità Venere tornerà in marzo a impreziosire i tramonti, non più come Lucifero, l’astro del mattino, ma come Vespero, la “stella” della sera.
♂ MARTE condivide la costellazione del Sagittario con Venere, Mercurio e il Sole ed è l’ultimo a lasciarla il 23 quando passa nel Capricorno. Durante la prima decade di gennaio, Marte e Venere sono prospetticamente molto vicini al Sole, col quale vanno in congiunzione: Venere il 6 (congiunzione superiore) e Marte venerdì 9, quando la sua elongazione si riduce a soli 56’. Il pianeta rosso è alla sua massima invisibilità e la lunga assenza dal firmamento, esclusiva di Marte, ha colpito profondamente l’immaginazione degli antichi al punto da entrare nel mito, in particolare quello omerico della botte degli Aloadi. Questi ultimi, una coppia di giganti figli di Aloeo, rinchiusero Marte in una botte per tredici mesi, uno strano racconto che tale rimane se non si conosce il suo significato nascosto. Con questo episodio infatti, la mitologia greca ha voluto interpretare la sparizione del pianeta, quantificandola in tredici mesi, un numero dalla valenza astronomica, essendo esattamente la metà del suo periodo sinodico, a sua volta il tempo che intercorre fra due opposizioni e che mediamente è di 26 mesi.
A scoprire questo legame tra mito e cielo è stato l’astrofisico Paolo Colona, presentando il suo studio al Congresso Nazionale UAI di Prato nel 2016.
♃ GIOVE, giorno dopo giorno, si addentra nella costellazione dei Gemelli e, mentre si allontana da Polluce e da Castore, si riveste di luce: Giove è il pianeta protagonista del primo mese del 2026, grazie all’opposizione col Sole di sabato 10. In opposizione, ovvero diametralmente opposto alla nostra stella, il re del Sistema Solare si concede per tutta la notte, alto in cielo e al massimo del suo splendore. Il picco di luminosità, pari a -2,68 magnitudini, viene raggiunto già lunedì 5, mentre venerdì 9 tocca al suo diametro apparente ampliarsi al valore limite di 46,59”; quel giorno Giove è a 633 milioni di chilometri da noi, la minima distanza dalla Terra, motivo per cui si impone come un punto deciso e particolarmente brillante, inconfondibile a occhio nudo. Possiamo ammirarlo a est dopo il tramonto, a sud intorno alla mezzanotte quando culmina, e a ovest sul far dell’alba. La sera di sabato 3 brilla sotto la Luna piena che è anche una Superluna, un pieno di luminosità che Giove riesce a contrastare mirabilmente insieme a Polluce e a Castore, che scortano la coppia più a est.
♄ SATURNO brilla nell’Aquario vicino al confine coi Pesci, costellazione in cui si trasferisce il 15 per un lungo soggiorno che durerà fino all’inizio di settembre. Si osserva a sud-ovest dopo il tramonto e si riconosce facilmente, perché si trova in un’area di poche stelle e non particolarmente evidenti. Saturno è l’unico punto che spicca insieme alla stella Fomalhaut, l’astro principale del Pesce Australe, con cui condivide la prima classe di luminosità e che rimane molto basso sull’orizzonte. Possiamo osservare Saturno per quattro o cinque ore e in particolare, la sera di venerdì 23 una pittoresca falce di Luna lo accompagna dopo la congiunzione diurna.
♅ URANO è un puntino quasi di sesta magnitudine, che rischia di passare inosservato in mezzo alle tante stelle brillanti del cielo invernale. Urano si trova non lontano dalle Pleiadi, l’appariscente ammasso del Toro a cui difficilmente ci volgeremmo con l’intento di cercare un pianeta. Eppure le Pleiadi, oltre a essere estasi per gli occhi, in questi mesi sono un utilissimo riferimento per trovare e osservare Urano, che in gennaio si concede dal tramonto fino a notte fonda. La sera di martedì 27 arriva nel suo angolo di cielo la Luna, che crea così un variegato raggruppamento. In particolare il nostro satellite, dalla forma appena tondeggiante, si avvicina alle Pleiadi lasciandole sul suo lato in ombra e durante la culminazione va in congiunzione con Urano.
♆ NETTUNO prosegue la sua permanenza nei Pesci e si mantiene prospetticamente vicino a Saturno, ricalcandone gli orari di levata e tramonto. Come Saturno infatti, appare al calar del Sole sull’orizzonte sud-occidentale; per osservarlo, occorre il telescopio o comunque un buon binocolo, perché siamo dinanzi al pianeta più lontano del Sistema Solare. Con una magnitudine intorno alla ottava e dimensioni angolari di appena 2,2 secondi d’arco, Nettuno appare come un puntino azzurrino, debole e sfuggente. La sera di venerdì 23, un sottile spicchio di Luna lo accompagna nel cielo sud-occidentale, poche ore dopo la congiunzione pomeridiana: un piccolo ma elegante incontro tra i confini del Sistema Solare e la luce del nostro satellite.
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✨ STELLE E COSTELLAZIONI
La stagione è la più fredda, ma il cielo stellato d’inverno è bellissimo, sia a occhio nudo che al telescopio. Al tramonto un corteo di astri luminosissimi sorge e sale gradualmente sul meridiano dove, dalle 22.00 sfilano, in ordine di apparizione: Aldebaran, Capella, Rigel, Betelgeuse, Sirio, Castore, Procione e per ultima Polluce. Sono tutte stelle di prima grandezza, appartenenti a costellazioni maestose confinanti fra loro, una combinazione che porta a costruire in cielo nuove figure, conosciute come asterismi. Gli asterismi sono gruppi di stelle che balzano all’occhio per la loro luminosità e possono essere parti di costellazioni – come nel caso del Grande Carro nell’Orsa Maggiore, del Quadrato di Pegaso o della cintura e della spada di Orione –, oppure stelle appartenenti a costellazioni diverse, la cui disposizione evoca nuovi disegni. In quest’ultimo caso, da novembre a marzo troviamo così l’asterismo del Triangolo Invernale, formato da Sirio – la stella più luminosa di tutto il cielo con magnitudine -1,45 –, Betelgeuse (m 0,45) e Procione (m 0,40).
Il Triangolo invernale a sua volta è inserito nell’asterismo più grande dell’Esagono Invernale, dove a Sirio e a Procione, si aggiungono Polluce (m 1,15), Capella (m 0,05), Aldebaran (m 0,85) e Rigel (m 0,15). Con queste stelle siamo dinanzi a costellazioni iconiche: il Toro con Aldebaran, l’Auriga con Capella, Orione con Rigel e Betelgeuse, il Cane Maggiore con Sirio, i Gemelli con Castore e Polluce e il Cane Minore con Procione. Gli asterismi diventano così utilissime guide per orientarsi in cielo e, a quelli invernali, si aggiunge la meraviglia di tanta abbondanza di grani luminosi, in mezzo ai quali non manca la scia della Via Lattea, che attraversa l’Esagono Invernale da Capella a Sirio.
Tra i confini di queste costellazioni, possiamo cercare oggetti più deboli, ma accessibili a piccoli strumenti come i binocoli, se non addirittura visibili ancora a occhio nudo. Si tratta degli ammassi aperti, giovani gruppi stellari che luccicano sul disco della Via Lattea. Quello più noto è senz’altro l’ammasso delle Pleiadi nel Toro (m 1,20), seguito da quello delle Iadi – una manciata di stelle fra la terza e la quarta magnitudine, che formano la V da cui si biforcano le corna del Toro –, entrambi visibili a occhio nudo. Nell’Esagono Invernale, o immediati dintorni, l’astronomo Charles Messier catalogò i suoi oggetti dal 35 al 45, a eccezione di M39 e M40 che sono nel Cigno e nell’Orsa Maggiore.
Possiamo così cogliere l’occasione per cimentarci in una piccola estemporanea maratona di Messier alla portata di tutti. Si parte dai Gemelli con M35, un ammasso aperto di quinta magnitudine sopra il piede di Castore e si prosegue poi nell’Auriga, dove brillano M36, M37 e M38, una triade di ammassi aperti di sesta magnitudine; scendendo fino al Cane Maggiore, sotto Sirio si affaccia invece M41, un ammasso aperto molto luminoso con le sue 4,50 magnitudini. È il momento poi di salire verso Orione, dove ad attenderci c’è una spettacolare nube in cui gli astri si accendono: è M42, la Grande Nebulosa di Orione, una fabbrica di stelle particolarmente studiata e fotografata, che impreziosisce la spada del gigante del mito. Nella nebulosa di Orione, Messier ha distinto una sorta di protuberanza che ha battezzato come M43 e che è conosciuta anche come Nebulosa di Mairan, astronomo francese contemporaneo di Messier, che per primo la notò. L’oggetto successivo è M44 (m 3,10), un altro ammasso aperto che però sta al di fuori dell’Esagono Invernale. Questo è l’ammasso del Presepe che riluce fra l’Asellus Borealis (m 4,65) e l’Asellus Australis (m 3,90), le stelle del Cancro che sommessamente lo scortano. Questa mini-maratona di Messier si conclude nel Toro con M45, l’incantevole ammasso delle Pleiadi (m 1,20) che ci guarda dal confine nord-occidentale della costellazione. Ma da questo percorso all’insegna del celebre astronomo parigino, non può mancare l’osservazione di M1, l’oggetto con cui Messier ha inaugurato il suo fortunato catalogo e che troviamo sempre nel Toro, appena sopra la stella Zeta Tau (m 2,95) del corno meridionale. M1, fra l’ottava e la nona magnitudine, è la famosissima Nebulosa del Granchio che ci ricorda l’esplosione di una supernova avvenuta quasi mille anni fa, nel 1054: si trattò di un evento straordinario per l’intensità con cui una “nuova stella” marchiò il cielo per quasi due anni, annunciandosi all’improvviso e rimanendo visibile anche di giorno nelle prime tre settimane, come abbiamo appreso dalle cronache cinesi dell’epoca.
Ma con la nebulosa del Granchio ci siamo avventurati fra gli oggetti più deboli o comunque più difficili da osservare, per i quali è richiesta un po’ di esperienza. Lo sforzo viene però ripagato da panorami mozzafiato, come la nebulosa Testa di Cavallo all’estremità orientale della cintura di Orione, o la nebulosa Cono, il torrione oscuro che si erge nella costellazione dell’Unicorno; o ancora la nebulosa Rosetta, uno spettacolo imperdibile che questa costellazione di nuovo ci regala.
Insomma, il cielo di inizio anno è un cielo da sogno e mentre ci perdiamo fra stelle, asterismi, ammassi aperti e nebulose, a ovest tramontano le grandi costellazioni autunnali di Pegaso, della Balena e di Andromeda con la sua omonima galassia, il 31° oggetto del catalogo di Messier, mentre a est fanno capolino Regolo nel Leone e, a notte fonda, Spica nella Vergine, gli astri tipici della primavera.
SABATO 3 GENNAIO: SUPERLUNA
Il 2025 si è congedato lasciandoci nell’incanto di una Superluna e la magia si ripete ora nell’anno nuovo, che ci accoglie con la prima Luna piena del 2026, ancora una volta una Superluna!
L’appuntamento è per sabato 3 gennaio, quando il disco lunare completa la sua fase di piena illuminazione a 362.312 km dalla Terra. È una distanza ancora molto vicina ai 360.347 km del perigeo del 1° gennaio, sufficiente a farle conquistare il titolo di Superluna. Infatti, secondo la definizione introdotta nel 1979 dall’astrologo americano Richard Nolle, una Superluna è una Luna piena (o nuova) che si verifica entro il 90% della minima distanza dal nostro pianeta, cosa che il 3 gennaio avviene. Il nostro satellite si ammanta così di splendore e come un monile d’argento rischiara il gelido firmamento invernale, apparendo più luminoso del 21% e più ampio del 12%, differenze in realtà impercettibili a occhio nudo, ma che una fotografia può mettere in evidenza. Un po’ delusi? No… non servono strumenti per sentirne il fascino: la Superluna di gennaio, sospesa nella costellazione dei Gemelli e accompagnata da Giove nel pieno del suo fulgore, regalerà a chi le volge uno sguardo un bagliore bianco e silenzioso, quasi un invito a cominciare l’anno con la stessa serena pienezza che illumina il suo volto.
☄️ SABATO 3 GENNAIO: SCIAME METEORICO DELLE QUADRANTIDI
L’anno nuovo si apre con una pioggia di stelle cadenti, come un augurio che scende dal firmamento. Sono le Quadrantidi, uno degli sciami meteorici più intensi dell’anno, capaci – in teoria – di offrire fino a 120 meteore all’ora al momento del picco. A generarle non è una cometa, ma probabilmente l’asteroide 2003 EH1, un piccolo corpo di appena 3 chilometri che ruota attorno al Sole in cinque anni e mezzo e che nei suoi numerosi passaggi al perielio ha disseminato frammenti di sé lungo l’orbita terrestre. Quando la Terra attraversa quella scia invisibile di polveri e minuscoli detriti, queste particelle entrano nell’atmosfera e, incendiandosi per attrito, tracciano scie luminose: le meteore, popolarmente conosciute col nome di stelle cadenti. Il punto da cui sembrano irradiarsi è il “radiante”; oggi lo troviamo nella parte settentrionale del Bootes, ma in un punto dove un tempo si trovava una costellazione ora scomparsa: il Quadrante Murale, inventata nel XVIII secolo dall’astronomo francese Jérôme de Lalande e abolita nel 1922, quando l’Unione Astronomica Internazionale ha stilato l’elenco ufficiale delle costellazioni. È da lì che lo sciame ha preso il nome e le Quadrantidi sono così le stelle cadenti di una costellazione perduta. Lo sciame è attivo dal 28 dicembre al 12 gennaio, con picco sabato 3 gennaio, una notte in cui la Luna si prende il cielo e brilla sotto forma di Superluna! Diventa così molto difficile catturare una Quadrantide, anche nei giorni prima e dopo il picco. Solo le meteore più luminose riusciranno a farsi notare, mentre per evitare il chiarore lunare, dobbiamo attendere gli ultimi giorni di attività – quelli attorno al 10 – quando la Luna sorge a notte fonda, ridotta ormai a uno spicchio sottile dopo l’ultimo quarto. Dunque, non rimane che una cosa da fare: tenere gli occhi alzati al cielo!
☄️ SABATO 3 GENNAIO: COMETA 24P/SCHAUMASSE ALLA MINIMA DISTANZA DALLA TERRA
Il 2026 inizia concentrando ben tre eventi in un’unica data: sabato 3 gennaio. Quella sera risplenderà in cielo la prima Superluna dell’anno, avrà il suo picco di attività lo sciame meteorico delle Quadrantidi – per quanto penalizzato dalla luce del nostro satellite – e tornerà anche una cometa! È la 24P/Schaumasse, forse non molto nota, ma che possiamo cercare col telescopio fra le stelle della Vergine come un puntino di dodicesima magnitudine che viaggia a circa 15 km/s. Secondo alcune stime, la cometa potrebbe anche diventare molto più luminosa, arrivando all’ottava magnitudine e in tal caso basterebbe un binocolo per vederla ma, è bene ricordarlo, le comete man mano che si avvicinano al perielio diventano corpi celesti dal comportamento imprevedibile.
La cometa 24P/Schaumasse fu scoperta il 1° dicembre 1911 dall’astronomo francese Alexandre Schaumasse (1882–1958), ha un diametro di 2,6 km e rientra tra le comete della cosiddetta “famiglia gioviana” (in inglese JFC, Jupiter Family Comets), ovvero comete periodiche il cui moto orbitale è fortemente influenzato dalla gravità di Giove. Provengono generalmente dalla fascia di Kuiper, oltre l’orbita di Nettuno, e quando giungono nei pressi di Giove, il loro moto viene alterato. Possono accelerare o rallentare a seconda della loro distanza dal gigante del Sistema Solare, e la loro orbita – un’ellisse molto schiacciata – può cambiare inclinazione. In base alle misure più recenti, la cometa Schaumasse è inclinata di circa 12° rispetto all’eclittica e ritorna al perielio ogni 8,2 anni avvicinandosi al Sole fino a 1,18 UA; il prossimo passaggio sarà mercoledì 7 gennaio, mentre sabato 3 passerà a 89,31 milioni di chilometri dalla Terra (0,6 UA), la distanza minima ma, lo diciamo, ancora ampiamente sicura per quanto riguarda potenziali impatti col nostro pianeta. Possiamo quindi godercela in tutta tranquillità a partire dalla mezzanotte quando sorge. La 24P/Schaumasse si trova circa a metà strada fra le stelle Vindemiatrix (Epsilon Vir) e Alpha Com e l’orario migliore per osservarla è fra le 4.00 e le 6.30, quando è alta sull’orizzonte sudorientale. La cometa resterà visibile anche nei prossimi mesi, ma allontanandosi dal Sole, sarà sempre più debole e richiederà via via telescopi più potenti, per cui il momento per rivederla o conoscerla per la prima volta, è proprio adesso!
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