Cielo del Mese di maggio 2026

CdM 202605⭐️ CALENDARIO ASTRONOMICO DI MAGGIO 2026
I fenomeni astronomici di maggio 2026, con la visibilità di stelle, pianeti e costellazioni.
✨ Entriamo nel mese dove protagonista è il cielo profondo con le sue innumerevoli galassie, la maggior parte delle quali si concentra nel grande ammasso della Vergine. ✨ A racchiudere la copiosa regione celeste, è l’asterismo del Triangolo di Primavera, formato da Arturo, Denebola e Spica, che in maggio va in culminazione nelle prime ore serali. Ma le galassie ci aspettano anche al di fuori dei confini dell’asterismo, dove fra le costellazioni della Vergine, della Chioma di Berenice e dei Cani da Caccia, ritroviamo nomi famosissimi come Sombrero, Occhio Nero, Vortice o ancora le Antenne, una coppia di galassie interagenti nella piccola costellazione del Corvo. Fra i pianeti invece, Venere cresce in splendore ed è guida sicura nel cielo sudoccidentale della sera, insieme a Giove che si concede al massimo fino all’1.30 di notte. Nella seconda metà del mese, sul far dell’alba fa capolino a est Saturno, che timido ritorna fra le stelle della Balena, mentre continua a rimanere nascosto nel cielo diurno Marte. ☄️ In maggio poi attraversiamo la regione celeste dove la cometa di Halley durante il suo passaggio ha disseminato una miriade di frammenti, che hanno dato origine allo sciame meteorico delle Eta Aquaridi, stelle cadenti che hanno il picco di intensità mercoledì 6. Per finire, la Luna piena del 31 maggio sarà una Microluna e in particolare, alla distanza di 406.135 km, sarà la più piccola del 2026.

☀️ SOLE
Si trova nella costellazione dell’Ariete e da giovedì 14 in quella del Toro.

FASI DELLA LUNA
Piena – venerdì 1 h19.23
Ultimo quarto – sabato 9 h23.10
Nuova – sabato 16 h22.01
Primo quarto – sabato 23 h13.11
Piena – domenica 31 h10.45

PRINCIPALI EVENTI ASTRONOMICI DI MAGGIO
1 15.15 Congiunzione Venere – Iadi 6,8°N, visibile a ovest dopo il tramonto
1 19.23 Luna piena
3 09.13 Congiunzione Venere – Aldebaran 6,5°N, visibile a ovest dopo il tramonto
4 05.03 Congiunzione Luna (95%) – Antares 0,5°S, visibile a sud-ovest
4 00.32 Luna all’apogeo (405.841 km)
6 04.00 Picco dello sciame meteorico delle Eta Aquaridi (ZHR 50) ☄️
9 23.10 Luna all’ultimo quarto
11 05.06 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
13 11.11 Congiunzione Luna (18%) – Nettuno 4,2°N, visibile a est prima dell’alba
13 23.57 Congiunzione Luna (18%) – Saturno 5,7°N, visibile a est prima dell’alba
14 00.27 Mercurio in fase piena
14 16.14 Mercurio in congiunzione superiore
15 06.59 Venere al perielio (0,72 UA)
16 22.01 Luna nuova
17 15.49 Luna al perigeo (358.073 km)
18 11.57 Mercurio al perielio (0,31 UA)
19 03.49 Congiunzione Luna (13%) – Venere 2,9°N, visibile a ovest dopo il tramonto
19 22.00 Raggruppamento Giove, Luna (13%) e Venere visibile a nord-ovest
20 14.36 Congiunzione Luna (22%) – Giove 3,1°N, visibile a ovest dopo il tramonto
20 19.07 Congiunzione Luna (22%) – Polluce 3,5°S, visibile a ovest dopo il tramonto
21 17.24 Congiunzione Luna (32%) – Presepe 1,1°N, visibile a ovest dopo il tramonto
22 14.07 Urano alla massima distanza dalla Terra (3.063.357 Mkm)
22 17.55 Urano in congiunzione col Sole
23 09.21 Congiunzione Luna (54%) – Regolo 0,1°S, visibile a sud-ovest dopo il tramonto
23 13.11 Luna al primo quarto
24 02.39 Luna alla distanza media dalla Terra (384.400 km)
27 16.53 Congiunzione Luna (89%) – Spica 1,9°S, visibile a sud-est dopo il tramonto
31 10.45 Luna piena – MICROLUNA (406.135 km), minima del 2026
31 11.16 Congiunzione Luna (100%) – Antares 0,4°S, visibile a sud-est dalle 22.30

PIANETI
☿ MERCURIO si trova nei Pesci vicino al confine con l’Ariete, la costellazione che ospita il Sole e in cui Mercurio entra il 4. Intuiamo così che il piccolo pianeta si sta avvicinando prospetticamente alla stella e, investito dal suo bagliore, risulta invisibile. Mercurio infatti va in congiunzione superiore col Sole il 14, giorno in cui entrambi i corpi celesti si trasferiscono dall’Ariete al Toro. Il 18 Mercurio va invece al perielio, il punto della sua orbita realmente più vicino al Sole da cui dista 46 milioni di chilometri.
♀ VENERE, la “stella della sera”, prende sempre più vigore nel cielo occidentale e possiamo osservarlo per un paio d’ore dal tramonto del Sole. Il suo splendore è crescente, arrivando fino a -3,96 magnitudini a fine mese, così come il suo diametro angolare che arriva a 13,26”. Venere impreziosisce la costellazione del Toro e domenica 3 in particolare assume la stessa ascensione retta di Aldebaran (4h38m), l’astro principale della costellazione con cui va pertanto in congiunzione, pur mantenendosi 6,5° più a nord della stella. Mercoledì 13 splende a metà della congiungente Beta Tau–Zeta Tau, le stelle all’estremità del corno settentrionale e meridionale rispettivamente, diventandone così un indicatore. Venerdì 15 invece passa al perielio, il punto della sua orbita più vicino al Sole, pari a circa 107,5 milioni di chilometri. La sera di martedì 19, giorno in cui Venere fa il suo ingresso nei Gemelli, da non perdere il suggestivo raggruppamento a nord-ovest in cui la Luna volge la sua sottile falce crescente a Venere, che brilla più a sud, e lascia la parte in ombra del suo disco a Giove.
♂ MARTE si fa ancora attendere, sebbene la sua elongazione cominci a crescere – nell’arco del mese passa da 24° a 30° – e si avvicini il tempo in cui tornare a vederlo. Mentre lo aspettiamo, il pianeta rosso nel mese di maggio si trova nella costellazione dei Pesci che lascia il 18 per entrare in quella dell’Ariete.
♃ GIOVE è stabile nei Gemelli che risale, avvicinando gradualmente il valore della sua ascensione retta a quello di Polluce, segno di un’imminente congiunzione con la stella principale della costellazione. Insieme a Venere è il pianeta che vediamo più a lungo, anche se la sua permanenza sull’orizzonte, che a inizio maggio è di circa cinque ore, alla fine si dimezza. Al tramonto Giove è già nella metà sudoccidentale del cielo, ancora brillante con le sue due magnitudini negative e nitido con un diametro apparente che, sebbene in calo, si attesta sui 34 secondi d’arco. Da non perdere il raggruppamento con la Luna e Venere martedì 19, visibile al meglio fra le 21.30 e le 22.00. I tre corpi celesti formano un leggero arco dove Venere conduce al tramonto la Luna, che volge al pianeta il suo sottile spicchio luminoso, mentre Giove li segue più a nord.
♄ SATURNO torna timidamente ad affacciarsi all’orizzonte orientale dopo la congiunzione col Sole di fine marzo, che l’ha tenuto nascosto per un paio di mesi. Dobbiamo attendere almeno la metà di maggio prima di vederlo spuntare fra le stelle mattutine della Balena, una costellazione non zodiacale, ma che può ospitare Saturno perché sfiorata dall’eclittica, il piano dell’orbita terrestre, vicino al quale si muovono anche i pianeti. Saturno si trova infatti appena oltre i Pesci, già nell’area delimitata dalla grande costellazione australe. Con un po’ di fortuna e nessun ostacolo in direzione est, possiamo avere un primo assaggio del pianeta mercoledì 13 verso le 5.00, quando Saturno è un puntino immerso nella luce crepuscolare dell’alba, che tenta di imporsi con le sue 0,91 magnitudini, mentre la Luna ce lo indica col suo disco illuminato al 18%, prima della congiunzione della mezzanotte.
♅ URANO, che per tanti mesi ha punteggiato la costellazione del Toro sotto le Pleiadi, svanisce ora nella luce del Sole che entra nella costellazione il 14, relegandola così definitivamente alla stagione invernale. Urano va in congiunzione col Sole venerdì 22, giorno in cui si trova anche a 3 miliardi di chilometri dalla Terra, la massima distanza. Non si assenterà comunque a lungo; lo rivedremo infatti a partire dall’inizio di luglio, di nuovo nel Toro a sud delle Pleiadi; apparirà prima dell’alba in direzione est e ci accoglierà pressoché sovrapposto al pianeta più atteso: Marte con cui il 4 luglio sarà in congiunzione, separato di appena 6’!
♆ NETTUNO continua la sua permanenza nei Pesci e, come Saturno – al quale è ancora prospetticamente piuttosto vicino – torna a mostrarsi nella seconda metà di maggio a est prima dell’alba. Nettuno, essendo il pianeta più lontano del Sistema Solare, è molto piccolo e debole; il suo diametro è di soli 2,5” e con una magnitudine di 7,81, è visibile solo al telescopio. Mercoledì 13, se abbiamo l’orizzonte orientale completamente libero, possiamo tentarne l’osservazione verso le 4.30 quando è sorto da poco ed è prossimo alla congiunzione con la Luna qualche grado più a nord, sotto forma di sottile falce calante.

✨ STELLE E COSTELLAZIONI
Il Triangolo di Primavera transita sul meridiano nelle prime ore serali di maggio e, oltre a guidarci nell’orientamento celeste, delimita anche un’area del firmamento rinomata per avere la massima concentrazione di galassie. Siamo nel cielo profondo e a formare il perimetro triangolare sono le stelle DENEBOLA (m 2,10) nel Leone, ARTURO (m -0,05) nel Bootes e SPICA (m 0,95) nella Vergine. Qui è alloggiato l’omonimo ammasso di galassie: oltre duemila esemplari dei miliardi di miliardi di isole di stelle sospese nell’universo e che, nonostante il loro numero simile all’infinito, rappresentano soltanto il 5% del contenuto energetico totale del cosmo sotto forma di materia ordinaria. Le galassie sono infatti le uniche sorgenti accessibili ai nostri occhi, ma anche alla nostra tecnologia attuale, impegnata da oltre mezzo secolo nella ricerca della materia oscura, il secondo ingrediente cosmico dopo l’energia oscura.
L’ammasso della Vergine, inabissato a 50 milioni di anni luce, è dominato dalla galassia ellittica gigante M87 che, con la sua massa mille miliardi di volte quella del Sole, tiene legate gravitazionalmente le altre duemila e più. Il 10 aprile 2019, M87 ci ha regalato la prima “foto” di un buco nero, un giorno entrato a pieno titolo nella storia dell’astronomia. L’ammasso della Vergine si trova nell’incavo settentrionale della costellazione, formato dalle stelle Vindemiatrix, Porrima, Eta Vir e Nu Vir; una parte delle sue galassie tracimano nell’adiacente e debolissima costellazione della Chioma di Berenice dove, sempre per restare in tema galattico, cade il polo nord della Via Lattea. Sedici galassie dell’ammasso della Vergine le troviamo nel catalogo settecentesco di Messier e sono pertanto le più accessibili a livello amatoriale. Dieci appartengono alla Vergine e sei alla Chioma di Berenice. Di queste, la più luminosa è proprio M87 (m 8,6) che possiamo osservare con piccoli telescopi insieme a M49 – altra ellittica di luminosità simile –, M90, una densa spirale di magnitudine 9,54, e M58 (m 9,66), anch’essa una spirale dall’aspetto molto elegante, che ci si presenta in prospettiva quasi frontale.
Ma nella Vergine e nella Chioma di Berenice affiorano anche due galassie iconiche finite nel catalogo di Messier, che però non appartengono all’ammasso della Vergine: sono M104 (m 8,00) e M64 (m 8,52).
M104 è la famosa galassia SOMBRERO, che si schiude in tutta la sua magnificenza nella Vergine al confine col Corvo. M104 in particolare è il primo oggetto del catalogo non registrato dall’astronomo parigino che interruppe la sua lista a M103; fu Camille Flammarion nel 1921 a inaugurare l’ultima serie di oggetti che formano il catalogo francese.
Nella Chioma invece Messier annotò M64, l’intrigante galassia OCCHIO NERO, così chiamata per la fascia scura di polvere che abbraccia metà del suo disco. Entrambe le spirali sono visibili con piccoli telescopi, anche se M64 è più impegnativa, specialmente per quel che riguarda la visibilità della banda scura.
Sotto la Vergine transitano anche la Coppa e il Corvo, costellazioni compatte adagiate sopra l’Idra, con la quale formano una triade antichissima. Fra le stelle del Corvo, possiamo ammirare una fusione di galassie: sono NGC 4038 e NGC 4039, due pallide spirali di undicesima magnitudine, conosciute come ANTENNE per via della forma assunta durante l’interazione. Sopra la Chioma di Berenice occhieggiano invece i Cani da Caccia (Canes Venatici), una costellazione che in realtà passa del tutto inosservata, le cui uniche due stelle, di seconda e quarta classe, rappresentano i cani del Bootes, il guardiano dell’Orsa. Alpha CVn in origine era il cane Asterion, ma Edmund Halley la ribattezzò col nome di COR CAROLI (m 2,85) in onore del suo re, Carlo II d’Inghilterra. Anche qui troviamo due famosissime spirali: M51, la spettacolare galassia VORTICE di magnitudine 8,10, prima nebulosa in cui siamo riusciti a distinguere una struttura a spirale, e M63, la raffinata GIRASOLE, di magnitudine 8,59.
Nel mare di galassie che caratterizzano il cielo di maggio, se ci volgiamo a est vediamo prendere corpo un’altra galassia, che in estate avrà il suo trionfo: è la nostra. Dalla nostra posizione periferica, della VIA LATTEA vediamo un braccio di spirale, quello del Perseo, mentre verso il Sagittario lo sguardo si concentra nella direzione del denso centro galattico. E così, mentre a ovest tramontano le ultime costellazioni invernali del Toro, dei Gemelli e del Cane Minore, a oriente si affacciano le imponenti figure dell’Ofiuco, dello Scorpione e del Sagittario, insieme alla triade del Cigno, della Lira e dell’Aquila, alta nel cielo e pronta a portare in scena un nuovo Triangolo: quello Estivo.

☄️ MERCOLEDÌ 6 MAGGIO: SCIAME METEORICO DELLE ETA AQUARIDI
Dall’ultima decade di aprile, siamo entrati in una regione dove si è raccolta una miriade di frammenti della celebre cometa di Halley, che ritornerà dalle nostre parti fra 35 anni. I detriti persi da questa roccia ghiacciata ogni volta che si avvicina al Sole, hanno dato vita allo sciame meteorico delle Eta Aquaridi. Con un lungo periodo di attività che dura quasi un mese e mezzo – inizia il 19 aprile e si conclude il 28 maggio – lo sciame è uno dei più copiosi con un picco teorico a inizio maggio che può arrivare a 50 meteore all’ora. Quest’anno la maggiore intensità è attesa nella notte di mercoledì 6 ma, oltre a essere ridotta per l’impossibilità oggettiva di trovarsi nelle condizioni ideali, sarà purtroppo ulteriormente compromessa dalla Luna. Sebbene in fase di tramonto, con un’illuminazione all’84%, il nostro satellite rischiara ancora il cielo quando, intorno alle 3.00 del mattino, sorge il radiante. Quest’ultimo è il punto da cui sembrano zampillare le stelle cadenti e dà il nome allo sciame: si trova infatti nell’Aquario vicino alla stella Eta Aqr, da cui il nome di Eta Aquaridi. Ma se quest’anno l’osservazione al picco è sfavorita, grazie ai numerosi giorni necessari alla Terra per attraversare la nube cometaria, possiamo ritentare la cattura verso metà mese, sfruttando i giorni attorno al novilunio di sabato 16. Con un po’ di fortuna potremo così assistere allo spettacolo delle stelle cadenti, scie luminose che si formano quando il pulviscolo della cometa investe le particelle della nostra atmosfera e, incendiandosi per attrito, accende la magia.

DOMENICA 31 MAGGIO: MICROLUNA
La Luna piena del 31 maggio splenderà da una distanza di 406.135 km e sarà il plenilunio più lontano dell’anno. Il disco lunare apparirà di conseguenza un po’ più piccolo e meno luminoso: sarà in altre parole una Microluna.
Questo è l’evento opposto alla Superluna, il fenomeno di origine popolare che si verifica quando il nostro satellite va in fase piena (o nuova) in coincidenza o a ridosso del perigeo minimo. In particolare, seguendo il criterio percentuale proposto dal suo ideatore Richard Nolle, parliamo di Superluna quando la distanza tra il punto dell’orbita in cui la Luna è piena e il suo “apogeo” corrisponde almeno al 90% della distanza che separa perigeo e apoge
o, i punti dell’orbita lunare rispettivamente di minima e massima distanza dalla Terra.
Nel caso della Microluna, il ragionamento è lo stesso ma applicato al perigeo, ovvero: se la distanza tra il punto dell’orbita in cui la Luna è piena e il suo “perigeo” corrisponde almeno al 90% della distanza che separa il perigeo dall’apogeo, allora siamo in presenza di una Microluna. Ora, in maggio la Luna è alla minima distanza il 17 quando, ancora invisibile perché nuova, si trova a 358.073 km, mentre l’apogeo più a ridosso del plenilunio del 31 maggio è quello del 1° giugno, che è anche il massimo dell’anno con la Luna a 406.368 km dalla Terra. Il confronto tra le differenze delle distanze in gioco, fanno sì che quella del 31 maggio sia una Microluna a pieno titolo! Il disco del nostro satellite apparirà più piccolo del 12%, mentre la sua luminosità si abbasserà del 22%. Ce ne accorgeremo? In realtà, all’atto pratico, sono attenuazioni che il nostro occhio non riesce a percepire; così come per la Superluna, anche in questo caso è un confronto fotografico che ci permette di apprezzare questa Luna più smorzata e così lontana. E comunque, se potessimo accorgerci della Microluna anche a occhio nudo, non v’è dubbio che il nostro satellite sarebbe meraviglioso e pieno di fascino come sempre.

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