Pianeti di tipo terrestre ricchi d’acqua per nane rosse

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Simulazioni al computer relative alla formazione planetaria nelle zone abitabili delle stelle di massa ridotta, come Proxima Centauri, dimostrano che questi pianeti potrebbero avere dimensione analoga a quella della Terra e potrebbero essere ricchi d’acqua.

Yann Alibert e Willy Benz dell’University of Bern hanno condotto simulazioni sulla formazione di una popolazione di pianeti in orbita attorno a stelle di massa 10 volte inferiore a quella solare, considerando che le stelle di massa ridotta, come le nane rosse, sono la grande maggioranza delle stelle presenti nei dintorni del Sistema Solare.

“I nostri modelli sono volti a riprodurre pianeti simili a quelli scoperti di recente, come Proxima b”, ha detto Alibert a proposito dello studio, pubblicato su Astronomy and Astrophysics. “La cosa interessante è che abbiamo trovato che i pianeti in orbite ravvicinate attorno a stelle di massa bassa sono di piccole dimensioni. Tipicamente, il loro raggio è tra 0,5 e 1,5 raggi terrestri. Scoperte future ci diranno se questa ipotesi è corretta”.

In aggiunta, gli astrofisici hanno determinato il contenuto di acqua di pianeti in orbita attorno a stelle piccole nella zona abitabile. Hanno scoperto che circa il 90 percento dei pianeti ospiterebbe oltre il 10 percento di acqua. Questi pianeti potrebbero essere coperti da oceani molto profondi, nei cui fondali l’acqua, soggetta a enormi pressioni, potrebbe presentarsi sotto forma di ghiaccio.
La presenza di acqua è una delle condizioni per l’esistenza della vita come la conosciamo, ed è uno dei requisiti per rientrare nella fascia di abitabilità.

“Abitabili o no, lo studio di pianeti in orbita attorno a stelle di massa ridotta porterà probabilmente a nuovi risultati entusiasmanti, aumentando la nostra conoscenza relativa alla formazione ed evoluzione degli esopianeti e alla potenziale abitabilità degli stessi”, ha concluso Benz.

[ Barbara Bubbi ]

http://phys.org/news/2016-10-earth-sized-planets-abundant-statistically-red.html

Credit: NASA, ESA, and G. Bacon (STScI)

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